Boston reloaded

di Testo e foto di Elena Bianco

Alla scoperta di Boston, la città più Europea degli Stati Uniti, cosmopolita, elegante, ricca di verde, storia, arte e letteratura. E degli atenei più prestigiosi al mondo.

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Beacon Hill, cuore trendy della città.

Eleganza europea con allure decisamente internazionale, condita da vivacità intellettuale e grande senso di inclusività: Boston trae fascino e ricchezza proprio dalla sua gente cosmopolita. I bostoniani, figli dei Padri Pellegrini e dei coloni libertari del tea party, avevano mente aperta già nell’800, quando a Beacon Hill, oggi cuore trendy della città, abitavano liberi pensatori, come gli insegnanti dell’Abiel Smith School, prima scuola e chiesa afro-americana degli Usa, che si può visitare.

Adesso l’ex quartiere degli intellettuali ospita le residenze della happy few e il The Whitney, boutique hotel dall’eleganza discreta, prevalenza di black and white, cura dei dettagli, taglio maschile: rifugio perfetto per un gentiluomo molto british, il marchio dell’hotel è composto da una bombetta, un papillon, una ventiquattr’ore, una scarpa da uomo.

Le tranquille strade ombrose tutto intorno conservano il sapore da vecchia Inghilterra: hanno il selciato di mattoni, i lampioni a gas, le case rosse in stile federale e le vetrate che al sole mandano bagliori rossi.

Il cortile di The Whitney.

Charles Street, l’arteria principale, è il paradiso dello shopping raffinato.

È, infatti, il regno degli antiquari come Twentieth Century Limited, uno dei migliori indirizzi degli Stati Uniti per la bigiotteria d’antan, dove passare ore fra magnifici gemelli da polsino, oggetti decò e pezzi di Miriam Haskell e Trifari. Per la posateria d’argento più sofisticata c’è Bruce Cherner. L’antiquariato orientale migliore, dalla porcellana giapponese a rare pitture buddhiste su seta, è quello di Judith Dowling.

Salon, invece, è un po’ coffee shop, un po’ negozio di interior design, un po’ galleria d’arte moderna. Anche il food a Beacon Hill ha in tocco di stile. Dal semplice sfizio da Fastachi con montagne di invitante frutta secca e ottimo cioccolato del Massachusetts, fino a una spesa davvero internazionale da Savernor’s.

Minimarket gourmet un tempo frequentato dai Kennedy e dai Rockefellers, espone ogni ben di Dio, dallo speck altoatesino all’alligatore sottovuoto, dalla verdura bio alla finocchiona toscana, il tutto raccontato con entusiasmo e competenza da Oliver, quarta generazione di pizzicagnoli d’alto bordo.

D’obbligo passeggiare fino al vicino Public Garden, icona di Boston con le paperette (a loro è dedicata una statua) e la panchina dove Robin Williams girò il famoso monologo del film Will Hunting, Genio ribelle.

La cifra intellettuale di Boston è evidente anche nelle biblioteche.

Quella in stile tardo-modernista dedicata al “suo” Presidente, la John F. Kennedy Presidential Library di Ieoh Ming Pei; ma soprattutto la Boston Public Library con i soffitti dipinti da John Singer Sargent, la più antica biblioteca degli Stati Uniti e la prima a dare libri a prestito. Qui il tea time è un trionfo di ricercatezza, fra porcellane e posate d’argento, una ricca selezione di miscele, dolci e canapè.

Le case vittoriane.

Lo charme da vecchia Europa, mai totalmente dimenticata, ha un confine liquido: il fiume Charles. Attraversandolo con la T, il nickname del più antico metrò d’America di fine ottocento, si entra nella “People’s Republic of Cambridge” come viene chiamato questo microcosmo futuribile, con aspetto da provincia americana e anima da fisica delle particelle, sede delle due migliori università al mondo secondo il QS World University Ranking, Harvard per le Humanities e il Massachusetts Institute of Technology (MIT) per le Technologies.

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L’opera di Jaume Plensa al MIT.

La community di docenti e studenti anima un mondo eccitante che si percepisce già respirandone l’aria. Per farne parte basta girare il campus di Harvard, visitare il Carpenter Center for the Visual Arts, unico edificio negli States di Le Corbusier, infilarsi in un pub della Massachusetts Avenue come il Bartley’s Burger Cottage dove i piatti hanno un orientamento politico ancor prima che gastronomico (meglio un Brexit burger o un Joe Biden?), comprare un tè raro da Leavitt & Pierce, drogheria per habitué.

A soli 5 km da questo concentrato di tradizioni e case vittoriane si fanno invece quattro passi nel futuro, nel campus del MIT. Alcune delle scoperte nate qui? Internet. L’email. Il radar. Il genoma umano. I robot. La strumentazione delle missioni Apollo. Basta questo per far venir la pelle d’oca. E ancora di più nello scoprire che questo tempio della matematica, fisica, informatica, neuroscienze è luogo di bellezza, creatività, interconnessione.

Chinatown.

Il MIT List Visual Arts Center è uno splendido laboratorio creativo affinché gli artisti giovani sperimentino. Le opere in esposizione, spesso provocatorie, diventano motivo di incontro, studio, scambio di idee. Poi c’è la Public Art dei grandi maestri, la collezione di oltre 70 opere che rende gli edifici e i prati del campus un luogo superlativo.

Come lo Stata Center, l’incredibile edificio a torri inclinate di Frank Gehry. Come lo straordinario pavimento concettuale di Sol LeWitt e la vela di Calder. Come l’ondulata Baker House, la casa dello studente di Alvar Aalto dal cui tetto per tradizione a fine corso si getta un pianoforte.

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Emerald Necklace.

Tanti studenti cercano qui la loro particella di gloria: Boston è ancora terra di opportunità. Da meno di un anno, ad esempio, il suo sindaco per la prima volta è donna: Michelle Wu, figlia di immigrati taiwanesi, che ha vinto dopo un testa a testa al femminile con la figlia di un tunisino e di una polacca.

Una vittoria per la Chinatown, dove l’arco dell’Amicizia connette il passato e il futuro, gli stretti vicoli di negozietti che espongono anatre affumicate e radici della medicina tradizionale alla Rose Kennedy Greenway, un bellissimo nastro verde di oltre un miglio lungo il fronte del porto con orti, fontane, spazi fioriti e opere d’arte.

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Il Charles River di sera.

La città del MIT è anche una città musicale.

Nel Boch Center Wang Theatre, il teatro più grande del mondo del 1925, hanno calcato la scena i Queen, Elton John, i Rolling Stone, Lady Gaga. Sono tanti i club, come Beehive, dove farsi una dozzina di ostriche del New England ascoltando le band di jazz, reggae, soul; o il Wally’s Café, che offre cocktail e jam session per 365 giorni all’anno; esiste persino la School of Honk, meeting domenicale dove la gente si ritrova e suona. Anche chi non è capace, tanto stare insieme in perfetto accordo con il genius loci della città.

 

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