Le gemme del pianeta

di Ilaria Danieli

Dentro la blue box Tiffany & Co. non si nasconde solo una pietra preziosa, ma un lungo e importante percorso legato alla sostenibilità ambientale e sociale. A raccontarlo, Anisa Kamadoli Costa, Chairman e presidente della Tiffany & Co. Foundation e Chief Sustainability Officer dell’iconico marchio di gioielli

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AAnisa Kamadoli Costa, Chairman e presidente della Tiffany & Co. Foundation e Chief Sustainability Officer.

Lusso e sostenibilità, un legame profondo. Un percorso che nasce dal valore aspirazionale (e di ispirazione, quindi doppio…) che i top brand mondiali esercitano, perché creano le tendenze, le diffondono e, allo stesso stesso tempo, diventano modelli da seguire.

Il laboratorio di Anversa di Tiffany & Co. dove vengono analizzati i diamanti.

Questo è l’approccio olistico di Anisa Kamadoli Costa che, come Chairman e presidente della Tiffany & Co. Foundation e Chief Sustainability Officer per Tiffany & Co, guida il programma ambientale, sociale e di governance di uno dei marchi più conosciuti e amati, perché simbolo dell’amore stesso: Tiffany & Co., oggi parte del polo del lusso francese Lvmh.

Simbolo dell’amore, i diamanti. Al centro del suo lavoro, i diamanti, sui quali il marchio newyorkese applica un rigoroso standard conflict-free e va oltre, investendo energie e denaro per la ricerca di un prodotto più sostenibile sotto tutti i punti di vista.

Gentleman. Partiamo dunque dai diamanti…
Anisa Kamadoli Costa. All’origine di tutto c’è l’estrazione. Ci riforniamo di diamanti grezzi dalle miniere in Australia, Botswana, Canada, Namibia, Russia e Sud Africa: tutte fonti conosciute e con un ristretto numero di miniere in cui incoraggiamo l’adozione di alti standard industriali per proteggere il territorio e le condizioni di lavoro dei minatori.

La Diavik Diamond Mine in Canada.

Solo lo 0,04% dei diamanti estratti incontra i nostri standard di selezione e viene trasmesso ai laboratori di Anversa, dove le pietre vengono scelte in base alla dimensione, al colore, alla trasparenza e alla fluorescenza, in modo da ottenere i più bei diamanti possibile. Poi le gemme passano ai laboratori in Botswana, Mauritius, Belgio, Vietnam e Cambogia, dove vengono tagliate in modo da rispettarne e valorizzarne le intrinseche qualità, garantendo al tempo stesso una buona qualità di vita ai lavoratori, che assumiamo, sempre a livello locale. Gli step finali del processo spettano agli incastonatori, maestri artigiani che riescono a trovare il modo perfetto perché ciascun diamante sprigioni la sua luce migliore».

G. Quale impronta vuole dare alla sua gestione delle risorse umane, nell’ottica della sostenibilità?
A.K.C. Grazie alla nostra integrazione verticale, siamo in grado di creare engagement tra le persone che lavorano con noi in tutti i laboratori che abbiamo nel mondo. Siamo orgogliosi di dire che Tiffany & Co. è un luogo sicuro in cui lavorare e che può offrire stipendi adeguati alle necessità dei lavoratori supportando nel contempo il loro territorio e migliorando o perfezionando i loro skill.

Spilla della collezione Tiffany Blue Book Colors of Nature 2021.

G. Secondo lei, quale tappa della sua storia professionale ha convinto i vertici di Tiffany & Co. a nominarla Chief Sustainability Officer?
A.K.C. È stato un lungo e interessante viaggio e sono fortunata di poter dire che mi trovo esattamente nel posto che sento giusto per me. Laurearmi alla Colombia University School of International and Public Affairs mi ha dato una solida base per comprendere le sfide del mondo globalizzato e le strategie per affrontarle. Lavorare nel mondo degli affari e della filantropia privata mi ha aiutata a mettere a fuoco le mie abilità nel businness e nella gestione degli interlocutori istituzionali e privati. Il mio attuale incarico alla Tiffany & Co. tiene conto di tutte queste esperienze e mi consente di fare tesoro del mio background multidisciplinare e di metterlo a disposizione di una Maison così ricca di storia e di opportunità nel lusso «sostenibile».

G. Ma quali sono le sua priorità in questo ruolo?
A.K.C. Una delle cose che maggiormente apprezzo di questo lavoro è che mi consente di cambiare continuamente. Ci vogliamo assicurare, anzi, di essere in grado di cambiare e di di evolverci seguendo il ritmo di un mondo in continuo cambiamento. Ci sono continue opportunità di migliorare le pratiche di lavoro, di stabilire nuovi obiettivi sempre più ambiziosi, di collaborare con nuovi partner per acquisire una visione più chiara di un mondo sempre più sostenibile.

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Una meravigliosa collana di diamanti della Collezione Tiffany Blue Book Colors of Nature 2021.

G. Che cos’è per lei il lusso sostenibile oggi ?
A.K.C. Oggi abbiamo una crescente consapevolezza che la sostenibilità è una parte integrante e imprescindibile della business strategy e che è imperativo allineare gli obiettivi di sostenibilità con gli obiettivi a lungo temine dell’azienda. Il lusso in particolare ha l’opportunità di essere leader perché questa industria stabilisce dei trend che poi il resto del mondo seguirà.

Da Tiffany, lusso e sostenibilità sono strettamente connessi. Hanno entrambi a che fare con l’heritage, con la qualità e con il preservare la terra per le generazioni future.

La promessa della nostra azienda è di minimizzare il nostro impatto sulle risorse naturali che ci donano tanta bellezza, ma anche di sostenere le popolazioni che lavorano per noi, di proteggere i diritti umani, supportare la vivibilità delle condizioni di lavoro e di creare per i lavoratori migliori opportunità nel settore della gioielleria. Con la nostra posizione nell’industria del gioiello crediamo di avere un imperativo di business e l’obbligo morale di diffondere un messaggio di consapevolezza e di necessità di cambiamento, nell’ottica di un impegno comune per costruire un mondo più sostenibile.

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