La grande alleanza tra Blancpain e Lauren Ballesta

di Davide Passoni

Da anni la maison di orologi Blancpain è al polso e al fianco di Laurent Ballesta, biologo e fotografo marino, per salvaguardare gli Oceani

«Da piccolo, quando andavo al mare con i miei genitori e con mio fratello, giocavo a essere il comandante Cousteau. Guardavo in televisione i suoi documentari e d’estate, sulla spiaggia di fronte alla mia città, fingevo di essere un esploratore. È iniziato tutto così».

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Ne ha fatta di strada da quella spiaggia Laurent Ballesta, biologo e fotografo marino da anni alla guida di missioni subacquee per studiare la biodiversità nei mari e scoprire nuove specie e nuovi ambienti, sostenuto nelle sue ricerche dall’impegno di Blancpain.

Gentleman. Insomma, la nascita della sua passione sembra naturale.

Laurent Ballesta. C’è anche un paradosso in questa storia, perché una cosa che mi ha aiutato a sviluppare la mia passione è stato il fatto che i miei genitori non mi hanno supportato. Non erano subacquei, per loro il mare era qualcosa di pericoloso, di proibito e così lo hanno fatto percepire a me e a mio fratello; e questo lo rendeva molto eccitante.

Sono sicuro che se avessi avuto il supporto dei miei genitori, forse avrei sviluppato una passione per le immersioni troppo normale. Il fatto che considerassero il mare pericoloso mi ha fatto apprezzare ancora di più la parte avventurosa delle immersioni, l’esplorazione, il rischio. Tutta la mia vita è attratta dalle acque sconosciute, dove posso avere la sensazione di essere il primo a stare, di scoprire qualcosa di mai visto. La passione è iniziata a da lì: guidato da me stesso nella scoperta del mare, solo con il background dei documentari di Cousteau visti in tv.

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Laurent Ballesta in Polinesia Francese.

G. C’è una sua missione che le sta più a cuore o tutte hanno la medesima importanza?

L. B. La prossima missione è sempre la più importante. Tenendo conto che ci deve essere un mistero sottomarino da esplorare, scoprire, mostrare. È il punto di partenza, perché non c’è nulla di più eccitante di un mistero, lo è molto di più della semplice bellezza dei fondali. Questo per me è fondamentale in una missione: mi dà l’energia per organizzarla, trovare i partner, portare avanti il progetto.

G. Come è arrivato a collaborare con Blancpain?

L. B. Nel 2009 e 2010 io e tre amici, con pochi aiuti e pochi finanziamenti, effettuammo spedizioni al largo del Sudafrica per raggiungere l’ecosistema in cui vive il celacanto, un pesce che si credeva estinto da 65 milioni di anni e che è il punto di contatto tra gli animali marini e terrestri. Gombessa è il nome locale del celacanto, da cui viene quello delle mie spedizioni. Fu un successo, ma pensai che non fosse sufficiente e volli organizzarne una più ampia, che necessitava di maggiore impegno economico.

Chiesi un appuntamento a Blancpain, perché pensavo che il progetto potesse interessare: conoscevo la sua storia legata agli orologi subacquei, i primi realizzati per la Marina Militare francese nel 1953. Ci ho messo circa due anni ad avere l’appuntamento, ma una volta ottenuto sono bastati cinque minuti per trovare l’accordo.
Cinque minuti con il presidente e Ceo Marc Hayek, al quale ho provato a spiegare il progetto ma non ci sono riuscito: ha continuato a farmi un sacco di domande tecniche, da specialista. Avevo davanti qualcuno che non era interessato solo all’aspetto legato al marketing di quella spedizione, ma alla spedizione in sé, al celacanto, alle tecniche di immersione. Sono due volte fortunato ad essermi legato al marchio: supporta i miei progetti e lo fa perché ci crede. Il supporto di Blancpain è essenziale.

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L’orologio subacqueo Fifty Fathoms Bathyscaphe Chronographe Flyback.

G. Qual è il primo passo concreto che possiamo fare per salvaguardare davvero gli oceani?

L. B. Non sono un profeta. Dico che le decisioni verranno dai politici che voteremo, dovremmo votare per quelli giusti. Chi fermerà la produzione di Co2 o di plastica? Sono temi che dipendono da decisioni prese molto in alto, fuori dalla nostra portata. Per quanto riguarda la mia specializzazione, dico che le aree marine protette funzionano: senza pesca, senza turismo, senza traffico marittimo in meno di 10 anni i pesci tornano, rifioriscono i fondali e dall’area protetta questi benefici si espandono ai tratti di mare vicini.

G. Come percepisce il tempo quando è immerso negli abissi?

L. B. Nelle immersioni normali, il tempo diventa un’urgenza: hai pochi minuti per godere di quello che vedi, devi rubare i momenti più belli perché devi controllare i tempi di immersione, di decompressione ecc… Nelle immersioni profonde la sensazione è del tutto diversa; non posso dire se il tempo sembri più lungo o più breve, posso dire che quando guardi l’orologio non ha più senso sapere che ore sono, sei in un’altra dimensione. Hai bisogno di lui solo per sapere da quanto stai lì sotto e per evitare problemi.

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