Brunello Cucinelli: il sole, la luna, la verità

di Giulia Pessani

Sono le uniche tre cose che non puoi nascondere a lungo, ha detto un monaco buddista all’imprenditore umbro. Un aneddoto della guida positiva di Brunello Cucinelli

L’imprenditore umbro Brunello Cucinelli.

Nato in un piccolo borgo umbro da una famiglia contadina, Brunello Cucinelli da sempre ha considerato il vivere secondo natura il modello sul quale plasmare la sua azienda e il suo stile. L’amore per la filosofia e gli autori classici, la religione, intesa più che altro come principio spirituale monastico, e la famiglia completano la sua struttura e arricchiscono la sua visione imprenditoriale.

Ritratto di famiglia.

1. Le calamità hanno un’anima. Non sono io a dirlo, è stato Aristotele. E riflettendo con lui mi sono ricordato che, quando ero piccolo, i contadini temevano due cose: la gelata a gennaio e la grandine in primavera. Quando le nuvole si addensavano all’orizzonte, la chiesa del paese suonava le campane. Un po’, si diceva, per rompere il brutto tempo. Ero bambino e una grandinata distrusse in dieci minuti il raccolto di un anno, tutto quello che la mia famiglia aveva. Il grano, che vendevamo, gli ortaggi, l’uva e le olive che tenevamo per noi. Tutto. E il contadino vicino ci diede 20 balle di grano che noi l’anno dopo restituimmo. Questa pandemia non ci porta via il raccolto di un anno intero: ci ha costretti a fermarci e perdiamo, o perderemo, una parte del nostro fatturato. Ma negli anni passati abbiamo accumulato grandi quantità di denaro. Insieme, siamo e saremo migliori e affronteremo le difficoltà economiche.

Brunello, il secondo da sinistra, con i suoi fratelli e un cugino in campagna.

2. Profitto e dono. La regola della civiltà contadina, che ho imparato da mio padre, oggi 98 anni, e da mio nonno, era che la prima balla di grano del raccolto venisse portata alla comunità. E questa dev’essere anche la guida del capitalismo contemporaneo, basato sulla solidarietà e l’equilibrio.
3. Solidarietà. Oggi siamo più fragili, siamo lontani l’uno dall’altro e ci sentiamo ancora più speciali. Incontreremo esseri addolorati, che magari hanno perso i loro cari. Noi stessi avremo più bisogno di umanità e dolcezza. La via è lasciar cadere l’arroganza che affligge questa nostra società. Per essere pronti a donare, in termini materiali. E non solo.

L’anfiteatro del Borgo di Solomeo.

4. Riequilibrare. Vale per la natura e, oggi, tocca anche il mondo della moda, nel quale c’è la mia impresa. Tempi e ritmi erano stravolti. Le grandi anticipazioni… Ci ricordiamo adesso che non è sempre stato così, ci accorgiamo che forse era un po’ strano avere il 60% della merce invernale già consegnato in negozio a giugno.
5. Umanesimo e tecnologia. Dopo tanti giorni di isolamento e quindi di vita connessa, sono convinto che rimetteremo in equilibrio anche questo rapporto. Non posso nascondere da parte mia un po’ di noia… La creatività nasce guardandosi negli occhi, andando in giro, respirando all’aria aperta.

La targa con la frase di Goethe nel Borgo di Solomeo.

6. I solchi dritti dell’aratro. Quando Goethe arrivava in Toscana si fermava a guardare i solchi diritti dell’aratro di un contadino. «Gli usi e i costumi sono pieni di grazia», scriveva. Anche mio padre era felice quando da ragazzetto riuscivo a tenere diritta la stegola dell’aratro. I solchi diritti sono più belli e funzionali all’irrigazione. Da quando ho fondato la mia azienda, nel 1978, ho ragionato così.
7. L’eclissi. L’ho citata anche in una delle due lettere che in questo periodo ho inviato agli amici più cari e alle persone che lavorano con me. L’eclissi è la notte di paura, quando il sole si oscura in campagna e anche le galline rientrano nel pollaio. In questi giorni molti di noi vivono notti di paura, ma, come mi ha spiegato un monaco buddista, solo tre cose a lungo non si possono nascondere: il sole, la luna e la verità.

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