Investire in cultura

di Roberta Olcese

Con le sue Gallerie d’Italia, Intesa Sanpaolo ha costruito una rete privata unica sul territorio nazionale, da Torino a Vicenza, da Milano a Napoli. A raccontarlo, Michele Coppola, executive director Arte, Cultura e Beni Storici

Con 35mila opere esposte, quattro sedi museali in altrettanti edifici storici a Vicenza, Milano, Napoli e Torino capaci di intercettare oltre mezzo milione di visitatori l’anno e un master in Gestione dei patrimoni artistico culturali e delle collezioni corporate, giunto alla terza edizione, Intesa Sanpaolo, con le sue Gallerie d’Italia, sta costruendo una rete culturale e artistica privata, unica sul territorio che abbraccia tutte le branche dell’arte.

Dall’Archeologia ai capolavori dei grandi, uno su tutti il Martirio di Sant’Orsola di Caravaggio esposto nella nuova sede di via Toledo a Napoli, dalla collezione d’icone russe, una delle maggiori in Occidente, esposta a Vicenza, fino alla nuova Galleria inaugurata a Torino a Palazzo Turinetti: 10mila mq su cinque piani, di cui tre sotterranei, in piazza San Carlo.

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Michele Coppola, executive director Arte, Cultura e Beni Storici d’Intesa Sanpaolo.

«È stato un miracolo», racconta con orgoglio Michele Coppola, executive director Arte, Cultura e Beni Storici d’Intesa Sanpaolo, «abbiamo approvato il progetto a gennaio 2020 e in 400 giorni, nonostante il Covid e la guerra, siamo riusciti a inaugurare due nuove sedi a Torino e Napoli».

In entrambi i casi l’architetto è Michele De Lucchi. «La sua intuizione a Torino è stata cogliere l’identità del palazzo trasformandolo senza snaturarlo. Ha scavato una grande gradonata dai caveau liberando spazi immensi e li ha uniti con il secondo piano nobile». Torino così diventa centrale per chi è interessato al mondo della fotografia, oltre a Camera, centro italiano per la fotografia, alle Gallerie si compie un viaggio nella storia italiana attraverso oltre 8 milioni d’immagini dell’Archivio Publifoto realizzate a partire dagli anni 30 in parte già digitalizzate e a disposizione del pubblico. «Il prossimo obiettivo potrebbe essere», anticipa Coppola, «includere l’arte digitale, gli NFT (No Fungible Token), opere registrate su blockchain, ci stiamo lavorando».

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La mostra Archivio Publifoto alle Gallerie d’Italia di Torino.

«L’idea delle Gallerie d’Italia nasce da un’intuizione di Giovanni Bazoli (presidente emerito, ndr)», racconta Coppola, «portata avanti dai vertici della banca, dal ceo Carlo Messina al presidente Gian Maria Gros-Pietro, rappresenta la volontà di condividere le proprie collezioni e trasformare palazzi di pregio in musei».

«Il progetto Cultura non fa riferimento a una fondazione esterna ma interna con risorse assegnate a budget pubblico dalla banca di diverse decine di milioni di euro», tiene a sottolineare Coppola. «Diamo vita a progetti culturali, non compriamo mostre e non siamo una tappa espositiva, bensì si studia, si lavora anche per qualche anno per arrivare al momento espositivo, un tempo dedicato alla riflessione».

Sala Turinetti delle Gallerie d’Italia di Torino.

Così è stato per la mostra appena conclusa a Torino sui mutamenti della Natura di Paolo Pellegrin, fotoreporter di Magnum che ha viaggiato per un anno dai ghiacciai della Groenlandia fino ai vulcani della Namibia. Ed è così anche per la successiva, l’atto finale inedito di una trilogia che abbraccia dieci anni di lavoro del fotografo americano Gregory Crewdson, Eveningside aperta fino al 22 gennaio 2023 a Torino.

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L’ingresso delle Gallerie d’Italia di Napoli con l’opera Atlante.

Il ricco calendario autunnale del Gruppo Intesa Sanpaolo offre anche l’omaggio a Lisetta Carmi alle Gallerie d’Italia di Torino, fino alla rassegna dedicata ad Artemisia Gentileschi allestita nella nuova sede di Napoli. Esempio perfetto di come le fondazioni private e le istituzioni pubbliche possano collaborare in modo davvero proficuo.

«La mostra è nata in collaborazione con la National Gallery di Londra, il Museo e Real Bosco di Capodimonte e l’Archivio di Stato di Napoli», spiega Coppola. L’esposizione è dedicata al lungo soggiorno napoletano della pittrice, documentato tra il 1630 e il 1640 e interrotto solo da un viaggio a Londra tra il 1638 e il 1640; un capitolo fondamentale nell’arte e nella vicenda biografica di Artemisia, che a Napoli non era stato mai oggetto di un’esposizione monografica così ampia.

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Il salone centrale delle Gallerie d’Italia a Milano.

«Avere un’impresa privata che decide in autonomia a favore della cultura», conclude Coppola, «sono convinto sia un vantaggio per tutto il sistema e consente all’impresa privata solida di affiancare imprese pubbliche nel difendere, diffondere e promuovere elementi identitari del nostro Paese». E a farlo crescere in quantità e qualità. Il progetto Cultura d’Intesa Sanpaolo cresce insieme con la banca: «Non è escluso», conclude Coppola, «che proseguiremo all’estero».

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