Baglietto investe sull’idrogeno

di Fabio Petrone
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Innovazione tra le onde. Baglietto investe sull’idrogeno. Non possiamo più aspettare: il mondo della yacht industry deve puntare sull’innovazione, investire su ricerca e sviluppo per arrivare a produrre barche che possano essere davvero compatibili con l’ambiente. enoi vogliamo guidare questo nuovo corso». A parlare è Diego Deprati, amministratore delegato di Baglietto, uno dei marchi che da quasi 170 anni è simbolo della cantieristica nautica italiana di yacht di gran lusso (controllata dalla famiglia Gavio con il brand americano Bertram), con motoryacht fra i 38 e i 65 metri, declinati in una decina di modelli diversi, divisi in tre gamme.

La tLine è dislocante, con scafo in acciaio e sovrastrutture alluminio; la Fast e la superfast, realizzate totalmente in alluminio, sono per armatori che preferi-scono andare veloci (i primi raggiungono i 20-23 nodi, i secondi i 30).Una forte dichiarazione d’intenti quella rilasciata da Deprati a Gentleman perché «il mondo della nautica è sempre stato molto legato alla tradizione, poco incline a recepire o a ricercare innovazioni, se non quelle legate al benessere della vita di bordo», spiega.

Il green deal europeo ci mette di fronte a due date fondamentali: il 2030, anno entro il quale bisognerà aver ridotto del 40% le emissioni di Co2, e il 2050, quando il rilascio di anidride carbonica prodotta dalle attività dell’uomo dovrà essere azzerato.

Gentleman. Che cosa sta facendo di concreto Baglietto in questo senso?
Diego Deprati. il nostro approccio a una nautica attenta all’ambiente è iniziato già da qualche anno, con la realizzazione di Vanadis (marchio CCn, di proprietà Gavio, assorbito recentemente sotto l’egida Baglietto, ndr), il primo motoryacht ibrido costruito in ita-lia ad aver ottenuto la certifica-zione Hybrid power dal Lloyd’s register. Varato nel 2019, ha dato modo ai nostri tecnici di cimentarsi con un mondo che non conoscevano, quasi spe-rimentale, che ci ha permesso di aprirci al futuro. I sistemi ibridi che proponiamo oggi sulle nostre barche si basano su una parte termica tradizionale, con motori e linee d’asse, i generatori collegati al motore elettrico, sulla gear box, e alle batterie.

Una soluzione studiata per l’ambiente, ma che consente anche maggior comfort: l’armatore può, per esempio, trascorrere una notte in rada avvalendosi solo dell’energia accumulata nei pacchi batteria.

G. sostenibilità uguale lusso, quindi?
D.D. senza dubbio. Bisogna poi considerare che in futuro parchi e riserve marine aumenteranno e, di conseguenza, anche le restrizioni alla navigazione: dobbiamo quindi realizzare yacht in grado di navi-gare anche a emissioni zero, pur se per brevi tratti. C’è poi anche una questione legata ai consumi: una nostra nave dislocante di 52 metri, grazie ai sistemi ibridi, può navigare a nove nodi consumando 49 litri all’ora: un risultato straordinario.

G. Quali sono i nuovi progetti?
D.D. il ricorso all’idrogeno per produrre energia. Abbiamo avviato da tempo studi con partner italiani per dotare i nostri yacht e il nostro cantiere di sistemi in grado di produrre autonomamente l’idrogeno, di conservarlo in un sistema di stoccaggio, per poi poterlo utilizzare per produrre energia grazie alle fuel cell.

G. Quanto tempo ci vorrà?
D.D. Baglietto investe sull’idrogeno. Per poter varare una nave in grado di navigare utilizzando un sistema a idrogeno per la propulsione, realisticamente credo che avremo bisogno di una decina d’anni, sperando che si possa raggiungere questo traguardo anche in meno. per quel che riguarda l’utilizzo di un energy pack a idrogeno, in grado di soddisfare il fabbisogno energetico necessario a tenere in piedi i servizi di hôtellerie di bordo, molto meno. La mia speranza è quella di poter dare nuove, e buone, notizie a settembre, al monaco Yacht show.

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