Le durational performance di Anne Imhof

di Stefania Cubello

L’artista tedesca si racconta: dalla passione per Caravaggio e Manet a quella per la musica, d quella elettronica ai Rolling Stones

L’artista tedesca Anne Imhof ritratta da Nadine Franczkowsk.

Le «durational performance» di Anne Imhof sono opere d’arte totale con il potere d’inchiodare lo spettatore in happening che possono durare anche ore, e che sono ambientate in spazi diffusi, tanto che per vederle nella loro totalità bisognerebbe essere dotati del dono dell’ubiquità. Artista poliedrica, Anne Imhof sta rivoluzionando il mondo della performance. Tedesca, classe 1978, diplomata in arti visive alla prestigiosa Städelschule di Francoforte, interpreta il contemporaneo mettendo al centro dei suoi compositi show il linguaggio del corpo e l’installazione. Vi fa confluire diverse forme d’espressione, dalla musica elettronica alla pittura, dalla fotografia alla danza, e poi quadri sovradimensionati, muri di cristallo antisfondamento, sculture, droni, smartphone, regalando esperienze fuori dall’ordinario, potenti e inquietanti capaci di generare riflessioni sul nostro tempo. Il suo ultimo progetto, Sex, dopo le tappe alla Tate Modern a Londra e all’Art Institute of Chicago, a fine marzo arriva al Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, in versione ridimensionata per ragioni legate alla situazione sanitaria, e terminerà con uno show speciale al Palazzo Barberini di Roma. Gentleman l’ha incontrata per farsi raccontare le sue passioni.

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Narciso, olio su tela di Caravaggio.

1. Caravaggio. Ho cominciato a disegnare e dipingere quand’ero molto giovane, desideravo diventare un’artista. Caravaggio è da sempre un riferimento per me. Il suo olio su tela, Narciso, sarà parte della mia performance al Castello di Rivoli. M’interessa il significato del quadro, invita a una riflessione sull’uso dell’immagine di oggi. Al termine dello show, l’opera, prestito delle Gallerie Nazionali d’Arte Antica, tornerà a casa sua, a Roma. Per l’occasione ho creato la performance House of Narcissus, che dovrei presentare, Covid-19 permettendo, a Palazzo Barberini a Roma.

Edouard Manet, Torero morto, 1864, Washington National Gallery of Art, Josef Widener Collection.

2. Basquiat ha avuto una grande influenza su di me, in termini di disegno e composizione. è tra i pittori che ho studiato e dai quali ho imparato di più. Ma amo molto anche gli affreschi di Giotto e i quadri di Lucien Freud. Sono una grande fan di Manet, in particolare del suo dipinto Il torero morto esposto alla National Gallery of Art, a Washington.

3. La musica. Da ragazza suonavo in una band. Mi piace la musica elettronica e industriale, come The Ggarden, brano-capolavoro degli Einstürzende Neubauten e anche il primo album di PJ Harvey. Con Eliza Douglas compongo la musica, elemento integrante delle mie performance.

4. Arthur Rimbaud. Trovo ispirazione anche nella letteratura, poesia soprattutto. Adoro Una stagione all’Inferno di Rimbaud.

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Sympathy for the Devil, il documentario di Godard sui Rolling Stones.

5. Jean-Luc Godard. Non guardo la tv e raramente trovo il tempo per andare al cinema. Però c’è un film al quale tengo in modo particolare ed è One plus one, il documentario di Godard sui Rolling Stones, conosciuto anche con il titolo di Sympathy for the Devil.

6. New York. È uno dei luoghi che mi dà più energia, in particolare i piers, i moli abbandonati lungo il fiume Hudson. Hanno un fascino speciale.

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La Biennale di Venezia, punto di arrivo per ogni artista secondo Anne Imhof.

7. Venezia. Fra i molti luoghi dove mi sono esibita, la Biennale di Venezia è speciale: è il punto d’arrivo per un artista. Ora sogno la Royal Albert Hall o il Duomo di Milano.

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