Gli anni ruggenti

di Roberta Olcese
le sette meraviglie di Amedeo Volpe
Tra le meraviglie del fotografo Amedeo Volpe, 53 anni, le macchine e il suono del motore: una melodia futurista.

Dai backstage dei più importanti stilisti ai ritratti dei velisti che hanno fatto un’epoca. Passando per Madrid, Formentera e Roma. Le passioni del fotografo Amedeo Volpe

Le sette meraviglie di Amedeo Volpe. La vita del fotografo sembra uscita da un film, di quelli ambientati durante gli anni d’oro del jet set. La trama inizia a Madrid, 53 anni fa, dove nasce e cresce circondato da personaggi famosi, amici del padre e della terza compagna, la fotografa svizzera Irene Kung. Si snoda poi tra Milano e Roma, quando decide di abbandonare gli studi in Giurisprudenza per dedicarsi alla fotografia.

A 24 anni pubblica il primo libro di ritratti, Soul Portraits: tra i protagonisti, amici di famiglia come Lucia Bosè, Margherita Buy, Bigas Luna, Rosy de Palma, Enzo Cucchi. Un trampolino di lancio che lo catapulta nel mondo della moda, da New York a Parigi, dai backstage con Kate Moss alle passerel-e degli stilisti più importanti, da Dolce&Gabbana a Valentino, ad Armani. Sempre con la macchina fotografica davanti agli occhi.

L’abbandona solamente quando eredita dal padre un castello con azienda agricola a pochi chilometri dalla costa romagnola, a Cesena. Ma il richiamo è costante e, durante il lockdown, fotografa i 40 velisti che hanno fatto la sto-ria della vela. L’idea si traduce in Quaranta ruggenti, una mostra al Museo del Mare a Genova (dal 16 settembre), e in un libro fotografico. Ma questo è un altro film.

1. La mia famiglia (scelta). Ho conosciuto Giada molti anni fa, presentata da mio padre. Ma ai tempi lei era già impegnata. Alla soglia dei miei 40 anni, ci siamo rincontrati per caso, ed è nata subito una storia d’amore, sigillata con l’arrivo di nostro figlio Gioacchino (il nome è quello del bisnonno, famoso storico, ndr). Giada è stata un’illuminazione, rappresenta la stabilità sentimentale della mia vita. Con lei sono cambiato e ho trovato finalmente la serenità. Irene, la compagna di mio padre, rappresenta invece la madre che non ho mai avuto. Loro due sono la mia forza ed è tutto merito di mio padre se oggi ho una famiglia che amo.

2. L’istinto. La tecnica ti aiuta sì a fare una fotografia, ma uccide l’arte. Quelle più belle sono fatte anche sull’errore, per questo mi affido all’istinto, focalizzandomi sulla persona, senza distrazioni. Fare un ritratto è faticoso perché per sapere qualcosa di più della persona che ho di fronte, per far uscire la sua vera anima e ritrarla, devo essere io per primo a raccontare qualcosa di me.

3. Il mare. È legato ai ricordi della mia infanzia. Dalle vacanze a Marbella con mia madre ai viaggi in barca a Formentera, con mio padre, Irene e il nostro cane Doc. Era il 1975 ed era ancora un’isola di pescatori, poco abitata e senza turismo, se non noi in rada e un paio di chiringuiti. Quegli anni hanno fatto nascere la mia passione per la vela.

4. Via Giulia. Con piazza Navona è il ricordo che più mi lega a Roma. In quella via abita an-cora il mio caro amico Raffaele Curi e da ragazzini era il nostro punto d’incontro la sera, era una sorta di zona di dominio mio e una sua, da cui partivamo per lunghe passeggiate.

5. Il fotografo e il pittore. Lartigue ha fotografato un mondo che Boldini ha dipinto: i loro la-vori e le loro sensibili-tà si incrociano, sono due personaggi che accomuno e che mi affascinano.

6. Una conversazio-ne pura. Con un amico o con uno sconosciuta, l’importante è che la risposta sia paritetica, che ci sia uno scambio sincero e gratificante, in grado di abbattere ogni muro e ogni riserva.

7. Il rombo di un motore. Che sia quello di una macchina o di una moto, mi fa volare con la fantasia. Lo trovo un suono futurista: moderno, ma antico allo stesso tempo. Può sembrare démodé in un mondo che si spinge verso l’elettrico e il silenzio, ma è una passione che ho ereditato da mio padre, molto maschile.

 

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