Martini a metro Zero

di Giuliana Di Paola

Il cocktail preferito da James Bond al Dry Martini è una religione
 e, nella sede italiana aperta da Giulia Rossano e Lucio D’Orsi al Majestic Palace Hotel di Sorrento, è preparato solo con olive e limoni del loro giardino: i 15mila metri quadrati di orto e agrumeto che circondano l’albergo

Attorno al cerchio perfetto di una coppa da Martini si stringono legami forti, spesso indissolubili. Il cocktail che Roosevelt ha offerto a Stalin per rompere il ghiaccio a Yalta e che ha ispirato un numero infinito di scrittori, da Ernest Hemingway a Umberto Eco, crea per sua natura affinità elettive. Chi lo beve si sente parte di un club che vanta tra i suoi membri Humphrey Bogart e Winston Churchill, Cole Porter e James Bond.

Perché un Martini non è una semplice ordinazione, ma una religione

Come sanno Giulia Rossano e Lucio D’Orsi, anima e volto del Dry Martini di Sorrento, della catena fondata 41 anni fa da Javier de las Muelas, dove «a ciascun cliente che lo ordina viene consegnato anche un certificato», spiega Lucio, «un biglietto in busta chiusa con nome e cognome, data e ora, tutti i dettagli della propria ordinazione e il numero progressivo».

Lo 007 è stato riservato alla spia di Sua Maestà, naturalmente

Il brand Dry Martini ha diramazioni in tutto il mondo, con varie formule dal Corner al Gimlet, ma il locale di Sorrento è una delle cinque cattedrali devote al culto del Dry Martini e l’unica ad avere un’apertura stagionale e a non essere all’interno di grandi catene internazionali come Marriott, Meliá e Four Seasons, ma in un albergo a conduzione familiare: il Majestic Palace Hotel, fondato dal nonno di Giulia nel 1967 a Sant’Agnello.

Qui, dove da una parte si ammira il profilo del Vesuvio e, dall’altra, Ischia e Procida, a dominare non è il legno, come in tutti gli altri locali da Barcellona ad Hangzhou, da Bali a Palma di Maiorca, dal Messico a Singapore: il bar, anzi i due bar, quello nella main hall con bottiglieria di oltre 600 referenze aperto tutto il giorno, e quello in terrazza solo la sera, sono tutti giocati sul bianco in puro stile Costiera Amalfitana. Altra differenza rispetto al resto della catena è che i Martini di Lucio «sono a metro 0», come sottolinea orgoglioso, «perché ogni ingrediente, dalle olive ai limoni, arriva direttamente dal nostro giardino». Il giardino sono i 15mila metri quadrati di orto e agrumeto che circondano l’albergo. E da qui vengono spesso le ispirazioni per i cocktail messi a punto da Lucio che poi si ritrovano nella drink list degli altri locali della catena.

«Tutti più uno», tiene a specificare, «il best seller di quelli della lista Lab affidata ai ragazzi di brigata: è un premio, il riconoscimento del loro lavoro». Ma prima di finire in lista le creazioni passano il vaglio di Giulia, perché studiare i cocktail è un momento tutto per loro. «Siamo diversi: Lucio ha un palato computer, capace di riconoscere ogni singolo ingrediente, ma a volte io percepisco altro… Il palato è come un muscolo: più lo alleni e più percepisci i sapori. Ed è una caratteristica dei nostri cocktail, l’estremo equilibrio, che ci siano tre o 16 ingredienti, li si percepisce tutti distintamente perché sono estremamente bilanciati».


Per il resto, il locale resta rigorosamente fedele al credo del Dry Martini: al cocktail che ha messo d’accordo Kennedy e Krusciov, è riservato un altare, nel punto più alto del bancone, su un asciugamano bianco sono disposti due mixing glass (uno per il gin, l’altro per la vodka, perché è una fede sì, ma aperta alle interpretazioni) e due Vermouth, più o meno secco a seconda dei gusti.

Su tutto sovrasta il Martini counter. «Che qui scandisce il tempo», dicono Lucio e Giulia, membri del Belvedere Vodka Collective, e raccontano dei molti progetti maturati nei mesi di chiusura del lockdown: dal DryAway, una collezione di cocktail à porter, al Geppolino, nuovo spazio dedicato alla cucina tradizionale, che prende il nome dal diminutivo del padre di Giulia, Don Geppi, come il ristorante aperto nel 2014 che si è guadagnato una stella Michelin in soli 9 mesi e ora puntano alla seconda. Perché, come dice lei:

Puntiamo alla Luna, mal che vada avremo camminato tra le stelle

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