Caratteri vincenti

di Fabrizio Filosa
montblanc incontra la Ferrari
Le stilografiche Montblanc Great Charaters Enzo Ferrari Special Edition con il pennino d’oro massiccio.

Montblanc, la casa tedesca di strumenti di scrittura, celebra il mito di Enzo Ferrari con le stilografiche dedicate alla leggenda automobilistica. Dal rosso 70 anni al cavallino rampante che dialoga con la Stella.

Montblanc viaggia in Ferrari. Le auto della sua scuderia erano rosse, il suo cuore tricolore e l’inchiostro della sua penna stilografica violetto. Un po’ di stravaganza da dandy emiliano in una severa pragmaticità meccanica e in tanto talento visionario. Il Drake, Enzo Ferrari, viaggiava più veloce e più alto dei comuni mortali. In tutto. Anche nelle banali incombenze della vita, come la scrittura dei documenti di lavoro. Quando si dice, con una frase fatta, «un uomo che non ha bisogno di presentazioni», il primo nome che viene in mente è il suo. Poi magari Picasso, Churchill, Kennedy e via elencando. Davanti a un personaggio di tale statura ci si leva il cappello, si cerca di imitarlo, gli si rende omaggio.

Stilografica Montblanc Great Charaters Enzo Ferrari Special Edition.

L’ultima, raffinatissima celebrazione del mito Enzo è firmata Montblanc, marchio tedesco che rappresenta il top degli strumenti da scrittura, che ha da poco presentato una collezione di penne ispirata alla vita e alle imprese del Drake. Montblanc Great Charaters Enzo Ferrari Edition è il nome della collezione, che nelle sue tre differenti declinazioni raggruppa moltissimi segni identificativi della leggenda Ferrari: il colore Rosso 70 anni, la celebre frase del fondatore «Non si può descrivere la passione, la si può solo vivere», incisa sulla clip, il volante della Gto che decora il pennino d’oro massiccio, il cavallino rampante che dialoga con l’iconica stella di Montblanc, un design che concentra perfettamente stilemi automobilistici nei pochi centimetri di una penna.

L’iconica Ferrari 125-S.

Anche se le collaborazioni tra brand del lifestyle di lusso sono ormai frequenti, qui siamo di fronte a una partnership che vede unite due stelle di prima grandezza: la penna e l’auto sportiva per antonomasia. Saranno le logiche del mercato a favorire questo tipo di unione, ma c’è anche un’affinità filosofica. A raccontarlo Nicolas Baretzki, ceo di Montblanc dal 2017.

Nicolas Baretzki, ceo di Montblanc dal 2017.

Gentleman. Monsieur Baretzki, com’è nata questa partnership?

Nicolas Baretzki. Siamo partiti dall’idea di crea-re penne in edizioni limitata ispirate ad alcuni personaggi che hanno fatto la storia, che hanno avuto un’influenza fondamentale in campo, crea-tivo, artistico, politico, economico. E abbiamo pensato che saremmo stati onorati di dedicare a Enzo Ferrari una collezione che rappresentasse le sue caratteristiche di eccellenza: la capacità artigianale, la ricerca della perfezione, la volontà innovativa, la determinazione a raggiungere i traguardi.

G. Un’ottima idea che piacerà al mercato?

N.B. Sì, ma noi andiamo oltre questo. Con questa collezione vogliamo parlare al pubblico che ama la bellezza di passioni da vivere, come ricorda bene la famosa frase di Enzo.

Ferrari. Non solo: vogliamo anche dire che in questi strumenti per scrivere si possono leggere le passioni di queste due Maison, dei loro fondatori, capire il mindset creativo di Montblanc e Ferrari.

G. Montblanc non produce solo strumenti da scrittura, ma orologi, valigeria e altro. Lo stesso proposito anima le altre creazioni della Maison?

N.B. Detto in sintesi, noi vogliamo essere presenti nei momenti chiave della vita dei nostri clienti, infatti io sono molto focalizzato sul brand Montblanc nella sua intierezza, sul far capire alla gente il ruolo della Maison nel luxury business lifestyle. La nostra mission in fondo è semplice: ispirare le persone a vivere un’esperienza e a lasciare la propria impronta. È un messaggio molto forte perché mostra ciò che si può fare con la passione, con la determinazione a raggiungere i propri obiettivi.

G. I giovani ormai non scrivono più a mano. Che possibilità ci sono di far capire alle generazioni digitalizzate la bellezza e l’importanza della scrittura?

N.B. La mia esperienza è che più il mondo diventa digitalizzato, più i giovani desiderano comprendere e usare gli strumenti del passato. Guardi il successo del vintage fra i ragazzi, quanti ventenni ci sono che collezionano dischi di vinile e anche penne stilografiche. E questo perché? Perché la stilografica è cool, è considerata il massimo degli strumenti per scrivere. Anche partendo da questa considerazione abbiamo progettato l’apertura ad Amburgo di un museo dedicato alla scrittura, non tanto per celebrare noi stessi, ma per far capire quanto la scrittura sia patrimonio da trasmettere, tradizione, fonte di ispirazione.

G. Un discorso che andrebbe fatto a partire dalle scuole.

N.B. Esatto, perché scrivere a mano serve a formare il cervello, il movimento della mano che scrive costruisce il ricordo. Sono convinto che la scrittura a mano tornerà anche nelle scuole. E noi siamo pronti a esserci con strumenti di scrittura innovativi.

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