Speciale tennis: Le sfide epiche

di Fabio Disingrini

Le sfide epiche tra i grandi campioni e le campionesse di tennis, di ieri e di oggi, differenti per gioco e per carattere, che hanno ancora delle partite in sospeso. E le battute, spesso, non sono solo sul campo… 

Si sa, lo sport è competizione e, soprattutto ad alti livelli, per vincere, oltre al talento, ci vuole sempre la giusta dose di grinta. È proprio questa che crea le rivalit» che fanno la storia del tennis, anche se molto spesso più nell’immaginario dei tifosi che tra i campioni (basti pensare a Nadal, mentre consola Federer il giorno del suo ritiro; all’amicizia tra Evert e Navratilova, ai gesti da gentleman di Sinner, ma anche alle battute che ancora si scambiano Pietrangeli e Panatta…). Una rivalità che crea, e ha creato, delle sfide memorabili. In campo e fuori dal campo. Ecco quelle epiche, ed epocali.

BJÖRN BORG vs JOHN McENROE

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1-6, 7-5, 6-3, 6-7,8-6. È il risultato con cui Björn Borg, inginocchiato a terra, ha battuto in finale John McEnroe a Wimbledon nel 1980. L’anno successivo, la rivincita: The Genius batte lo svedese.

C’erano una volta Björn Borg e John McEnroe con le loro leggendarie finali di Wimbledon. Il primo aveva portato il gioco di resistenza da fondo campo alla massima espressione, con un rovescio a due mani che sembrava uscito da una mazza da hockey e, invece, ha fatto la rivoluzione. L’altro stava elevando il tennis d’attacco alla sua forma più completa, con la carezza della volée più bella del mondo…

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Canone inverso di due icone dualiste: Björn Borg, campione d’eleganza e di un nuovo atletismo irresistibile da fondo campo; John McEnroe, il genio sregolato dal tocco di classe. Un divo glaciale e un artista furente, tutto il contrario di tutto e viceversa per una memorabile rivalità di poche, stupende, partite. Piaceri intensi, sette successi a testa e due finali di Wimbledon scolpite nell’immaginario collettivo: Borg nel 1980, McEnroe nel 1981. Quando «Björn sentì il bisogno di togliersi la pressione di dosso», raccontò poi Mac molti anni dopo, «come se avesse accolto e accettato il pensiero della sconfitta».

CARLOS ALCARAZ vs JANNIK SINNER

Battendo in semifinale Jannik Sinner a Indian Wells lo scorso marzo, Carlos Alcaraz conferma il suo secondo posto nel ranking ATP. Primato soffiato dall’altoatesino, dopo pochi giorni, con la vittoria ai Masters 1000 di Miami. La sfida continua.

Difensori del tennis dall’ultima tirannia di Djokovic, Jannik Sinner e Carlos Alcaraz stanno scrivendo i primi capitoli di una rivalità dalla saga annunciata. Giovani e grandiosi, nuovi eroi di una sfida esemplare e bellissima, gli attuali numero 2 e 3 del ranking mondiale alle spalle di Djokovic, si sono già affrontati otto volte, con quattro vittorie a testa e un catalogo di scambi diventati virali. Da quando teenager si sfidarono a Bercy  all’ultimo scontro diretto di Indian Wells, già straordinari i loro due primi match negli Slam: nel 2022 a Wimbledon, con successo di Sinner, e, poco tempo dopo, allo US Open con Alcaraz, poi in trionfo a Flushing Meadows, impostosi al quinto set.

ROGER FEDERER vs RAFAEL NADAL vs NOVAK DJOKOVIC

The Big Three è il soprannome di, da sinistra, Roger Federer, Rafael Nadal e Novak Djokovic: il trio ha dominato il circuito singolare maschile vincendo 66 degli 84 titoli del Grande Slam.

Nessuno mai scorderà Rafael Nadal che prende per mano un infranto Roger Federer nel giorno del suo ritiro. La loro rivalità ha svelato la pienezza espressiva del tennis, compiuta di grazia divina e sacro furore: una forma di poesia in movimento e arte della guerra nella stessa era di Novak Djokovic, che, battendo Federer nella leggendaria finale di Wimbledon 2019 e, prima ancora, Nadal al Roland Garros, è diventato nel tempo (presente) il più grande per i numeri. Djokovic che, in missione crudelmente vincente, ha reso Federer l’ultimo eroe romantico, il più amato anche nella sconfitta. Djokovic sulla strada del mito di Nadal, il più straordinario corpo atleta della storia sportiva, oggi in causa con la sua impossibile normalità. Nadal contro Federer, che ha fatto dell’opera di giocare a tennis un’invenzione costante e protetto l’idea di un gioco metafisico dalla sovresposizione mediatica. E davvero, non c’è modo di scegliere il migliore tra Roger, Rafael e Nole, i Big Three che hanno vinto 66 Slam nella stessa epoca, se non per disputa dei sacramenti.

NICOLA PIETRANGELI vs ADRIANO PANATTA

Nessuna vittoria per Nicola Pietrangeli da giocatore in Coppa Davis (a sinistra, durante la finale del 1960 in coppia con Sirola), ma come allenatore sì, nel 1976. In Nazionale, c’era Adriano Panatta (sotto).

C’è stata una partita che, nel 1970, a Bologna, per gli Assoluti italiani, segnò un passaggio epocale tra il «vecchio» Nicola Pietrangeli, campione enfatico del basso impero, e il «giovane»  Adriano Panatta, figlio del custode del Club Parioli; quota italiana alla controcultura di un’epoca in cui il mondo sta cambiando da un piccolo palcoscenico off-Broadway; star nostrana di una visione tenniscentrica dei 70, per cui tutti gli eroi son sempre giovani e belli (Borg, Ashe, Nastase, Vilas, Gerulaitis…).

Ma, a distanza di oltre 50 anni, i due romani, unici nostri campioni Slam prima di Sinner, ancora bisticciano di vita e di tennis da quella mitica Coppa Davis 1976, di cui Panatta fu la stella e Pietrangeli capitano (non giocatore). «Poi Adriano mi ha tradito», ripete Pietrangeli. «È giunto il momento di dire a Nicola, con simpatia e senza giri di parole, che ha davvero rotto…», chiosa Panatta. Fino alla prossima puntata.

RENÉ LACOSTE vs FRED PERRY

Sfida di eleganza tra Fred Perry e René Lacoste (sotto): i due campioni, che purtroppo non si sono mai incontrati sul campo, hanno fatto la storia del tennis e della moda con i marchi da loro fondati.

Non è stata una rivalità sportiva, ma la più elegante suggestione di Gentleman per due tennisti che, negli stessi anni, hanno tessuto larga parte delle loro trionfali carriere, senza mai affrontarsi in campo. Nati nel primo Novecento, il parigino René Lacoste ha vinto sette Slam, di cui tre Roland Garros, mentre il britannico Fred Perry li ha conquistati tutti, con tre successi a Wimbledon.

Oggi i loro nomi sono legati ai brand delle maglie polo più famose del mondo, perché moda e tennis da sempre si lusingano tra fashion scandal (la gonna di Suzanne Lenglen, gli short-jeans di Andre Agassi, fino ai notevoli outfit di Serena Williams) e icone moderne, come le scarpe Adidas di Stan Smith (campione di Wimbledon 1972) o il borsone Gucci, con cui Jannik Sinner fa il suo ingresso in campo.

ANDRE AGASSI vs PETE SAMPRAS

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Andre Agassi agli US Open nel 2001: i due campioni si sono scontrati 34 volte in carriera.

«Avvicinandomi alla rete, sono sicuro d’aver perso con il migliore, con l’Everest della prossima generazione. Compatisco i giovani che dovranno battersi con lui. Compatisco il giocatore destinato a essere l’Agassi di questo Sampras». Queste le parole di Andre Agassi, parlando di Federer nella sua biografia Open, per descrivere ciò che per lui ha rappresentato Pete Sampras, sette volte re di Wimbledon. Anche se Agassi, nonostante le molte sconfitte, è riuscito a realizzare il Career Grand Slam (vincere tutti e quattro i tornei dello Slam, ndr). Impresa mai riuscita a Sampras. Ma a Federer sì…

CHRIS EVERT vs MARTINA NAVRATILOVA

80 gli incontri tra Chris Evert e Martina Navratilova (qui agli US Open, nel 1983).

L’eterna sfida di Chris Evert e Martina Navratilova, certamente la più lunga nella storia del tennis (dal 1973 al 1988), ha uno smisurato head-to-head di 80 incontri (37-43), di cui 60 in finale di un torneo e 22 nelle prove del Grand Slam (8-14, di cui cinque finali Wimbledon da imbattuta per Navratilova). Cogliendo il testimone di Billie Jean King, icona gay come Navratilova e come Evert, militante dell’empowerment femminile, la loro storia umana e sportiva ha predicato il culto del rispetto nel rispetto dell’eccellenza. Donne fiere, libere e modernissime, che sfidarono i moralismi sociali e politici da rivali in campo e amiche per la vita.

MONICA SELES vs STEFFI GRAF

Era il 30 aprile 1993 quando uno squilibrato accoltella Monica Seles (sopra, la sua famosa impugnatura doppia), privando il tennis mondiale di una delle più grandi sfide di sempre, quella con Steffi Graf (sotto).

Poteva essere una sfida immensa anche quella tra Steffi Graf e Monica Seles, fermata da uno squilibrato che, nel 1993, ad Amburgo, accoltellò l’allora tennista numero 1 al mondo, con l’intenzione di favorire la sua rivale storica, la Graf. Graf esaltava la ricerca calma della perfezione. Seles colpiva la palla con un’impugnatura doppia, sia di dritto che di rovescio, creando angoli mai pensati. Contrasti stilistici di due avversarie che si spartirono anche territorialmente sei finali Slam (due Roland Garros e un Australian Open per Seles; Wimbledon e due US Open la Graf) e che coesistono in una magnifica storia sportiva mai scritta: «Non è facile per me convivere con l’essere la numero uno perché lei è stata assalita», rivelò Steffi sulla strada del dominio.

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Un’egemonia che come lei, ma senza Golden Slam, ha imposto Serena Williams, respingendo almeno tre generazioni di tenniste. Contendendo nove finali Slam di un leggendario Sister Act alla sorella Venus (31 match in tutto). Trionfando in 23 tornei del Grand Slam. Perdendo solo, per un unico ultimo major sfiorato da mamma della piccola Olympia, il confronto a distanza con Margaret Court (24), tennista suprema degli anni Sessanta. Ai tempi in cui anche il circuito maschile fu governato dall’invincibile Rod Laver: unico uomo a vincere il Grande Slam, nel 1969, in Era Open.

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