Nonostante Marras

di Giada Barbarani

Definirlo stilista è limitativo. Antonio Marras è artista, artigiano, imprenditore. Ma anche accumulatore, intimista e animista. Come racconta, in prima persona, a Gentleman

@ph Daniela Zedda

«Premiamo Antonio Marras perché è Antonio Marras». Con questa motivazione, la giuria del Premio Costa Smeralda 2023, appuntamento annuale in Costa Smeralda con la cultura e i suoi protagonisti, ha riconosciuto le mille anime dello stilista-artista algherese, ambasciatore e divulgatore della sua terra.

Laurea Honoris Causa in Arti Visive dall’Accademia di Belle Arti di Brera, Marras riesce, infatti, attraverso i suoi lavori, che spaziano dalla moda all’arte, dal design al teatro, a comunicare una forza rara, cercando sempre nuovi modi per far convivere gli opposti. Con un sentimento animato dalla memoria, una memoria collettiva, su connottu in sardo. Come racconta a Gentleman, in una biografia che si snoda attraverso le sue passioni.

1. Musica.
Di base ascolto musica, sempre. Appena mi alzo, quando lavoro, quando corro,
quando ricevo amici e quando sfoglio libri e giornali. Accendo la radio appena entro in macchina e quando vado in viaggio, ancor prima della valigia, preparo la playlist su Spotify.

E canto, canto sempre. Quando sono nervoso, quando sono triste e anche quando di buon umore. Canto sottovoce, canto a squarciagola e canto anche quando ascolto una canzone. Anticipo le frasi quasi a suggerire il testo. Non mi ricordo che anno è ma so a memoria i testi di tutte le canzoni. Rigorosamente canzoni italiane dei miei cantanti, cantautori e interpreti preferiti.

Ascoltare musica o cantare mi rilassa, non mi fa pensare e allo stesso tempo mi aiuta a concentrarmi, mi da forza ,energia più di un caffè. Si direbbe che mi faccia paura il silenzio ma no, non è così. M piace ascoltare musica, capire cosa dice un testo. È come leggere una poesia, come vedere un cortometraggio, come ascoltare una confidenza di un amico. E il silenzio mi piace lo stesso, a certa musica preferisco il rumore del mare.

2. Menjar Blanc.
La mia vera passione sono i dolci tipici algheresi, ne mangerei sino a stare male. Le mie madeleines sono in ordine di preferenza: la torta di Manjar Blanc, Las Tabacheras e Lus ous de Buciaca. Lu Menjar Blanc è una crema tipica delle corti europee e tramandata da secoli ad Alghero e a Maiorca. Arrivata intorno al 1300 con l’occupazione della città da parte dei Catalani, è ormai il nostro dolce tipico della città ed è preparata con latte, zucchero, amido e una scorza di limone.

Pare facile ma è un’alchimia di equilibrio di dosi e di manualità e solo pochi la sanno realizzare alla perfezione. Poi, io sono un grande intenditore e non transigo su densità, sapore e profumo.

A casa mia era il dolce di tutte le feste comandate. Da piccolo aspettavo con ansia che mia madre si distraesse per prendere di nascosto la scorza di limone inzuppata di crema e mangiarla caldissima, scottante con avidità e goduria pura. Ancora oggi per me, mangiare la torta rappresenta una gioia immensa, fatta di infrazione e di bontà.

3. Isola.
Gran parte della mia vita e della mia attività si svolge in Sardegna e ad Alghero, un’antica fortezza a forma di città, che conserva ancora il passato di città catalana , unica in Sardegna e in Italia. Abito e lavoro in campagna, in una casa in collina, tra ulivi e mare, la mia isola personale. Qui nasce la Linea Laboratorio: uno spazio, una stanza, che mi sono ritagliato e difendo dalla tirannia dell’industria. Una linea di capi in edizione limitata, realizzata completamente a mano e interamente in Sardegna.

Vivere in un centro piccolo come Alghero, così “fuori dal mondo”, ha un valore aggiunto. Nascere ai confini dell’impero spinge a dialogare, comunicare, vedere, cercare quello che c’è altrove. Un po’ come la siepe che impedisce, ostacola, chiude la vista ma nello stesso tempo muove lo sguardo ad andare oltre, apre all’infinito. Dal limite nasce il desiderio, nasce il sogno che invita a superare barriere e difficoltà.

4. Il ligazzo rubio.
Si tratta di una semplice fettuccia di color rosso carminio, è, per me, un vero e proprio oggetto-simbolo, carico di significati. Un filo che guida attraverso il labirinto del mondo e indica la strada; un filo che unisce saldamente, annoda affetti, sentimenti, emozioni, resiste al tempo e all’usura, tiene unito ciò che parte a ciò che resta. Lo regalo agli amici, a chi condivide passioni, amori e stili di vita condivisi.

5. Artigiano.
Fondamentalmente io mi sento un artigiano e lavoro come un artigiano, da sempre convinto che l’artigianato sia strumento di sviluppo, vero motore capace di rileggere e interpretare il passato ma anche progettare il futuro e proiettare in esso il profilo di un popolo. Centro di ogni mia ricerca è la Sardegna, da cui traggo storie, colori, procedimenti artigianali ed elementi stilistici.

Alla base c’è il rapporto tradizione-innovazione, passato-presente, da riproporre e rielaborare in chiave contemporanea. I miei tratti distintivi hanno profonde radici in questo retroterra, che segna il mio Dna: ornamento come elemento comunicativo e simbolico: stratificazioni, incrostazioni, sovrapposizioni di tessuti, pizzi, ricami, cuciture; decostruzione e ri-assemblaggio di capi vintage; estrapolazione di frammenti e dettagli stilistici, accumulo di oggetti, tessuti, brandelli di abiti usati, manipolati e ri-contestualizzati; riflessione sulla memoria e sul tempo: memoria intesa come memoria individuale, collettiva e storica della mia terra; tempo come tempo passato, depositatosi su oggetti e abiti, segno di identità.

6. Cinema.
Il cinema comanda la vita interiore. Non esiste niente come il cinema per vivere un ‘altra vita oltre alla tua. Entrare in una sala grande e buia, sedersi e immergersi in un altro universo può succedere solo attraverso il cinema. Il cinema ha ossessionato la mia giovinezza e influenzato tutta la vita. La mia prima linea , nel 1987 l’ ho intitolata Piano piano dolce Carlotta, dal un film di William Wyler con Bette Davis, e una collezione alla quale sono molto affezionato l’ho dedicata a Adele H, film di François Truffaut.

7. Memoria.
Sono mosso da un sentimento animato dalla presenza importante della Memoria. Memoria collettiva, quella che in sardo si dice “su connottu”, il conosciuto, l’assimilato, il Dna che fa parte noi. Sono un intimista, un animista.

Amo il vissuto, mi piace pensare che gli oggetti, le cose, gli abiti, i tessuti abbiano un’anima. E mi piace ridare nuova vita, nuove opportunità ad abiti dimenticati e abbandonati. Gli abiti mi parlano e vogliono avere un ‘altra possibilità di stare al mondo e interloquire con noi.

8. Ossimoro.
Amo gli ossimori e sono ondivago. Amo l’accumulo, la mescolanza, l’eccesso. Metto vicino cose, oggetti, animali, persone e vedo che cosa succede. Nella moda tendo ad accostare gli opposti: globale- locale, civilizzato-primitivo, maschile-femminile, ricco-povero, vecchio- giovane. Li innesto per cercare nuovi nuovi modi per farli convivere.

9. Sono un accumulatore seriale.
Mi piace vivere tra oggetti trovati, che amano raccontare le loro storie per chi sa ascoltare. Oggetti che in cui si legge la voglia di osare, naturalmente e liberamente; di avere il coraggio di provare, sperimentare, trasgredire le regole, violare i codici, preferire alla regola lo scarto dalla norma, la devianza con un particolare anche piccolo, un punto, una virgola. Non temere che l’eccesso e l’eccentricità trionfino sulla piattezza e sulla banalità del vestire comune. Non adeguarsi ai dettami imperanti e cercare lo scarto, il contrasto, l’errore, il varco.

Raccolgo, ammucchio, combino tutto quello che trovo. Mi piace rovistare nei ricordi, frugare nell’apparente caos di un rigattiere per trovare dei raccordi: quadri per cui qualcuno ha posato, un cannocchiale, un mappamondo, due bijoux, una rosa. Ciarpame che, un tempo, era bello e ora è consunto. Pensare a chi può averli usati, perché sono stati abbandonati come cani lasciati sulla strada. Oggetti che qualcuno ha forse amato ora giacciono lì, senza un padrone, senza funzione, senza storia o stato. Per me è istintivo, innato, naturale, non gettare niente, riciclare, conservare tutto.

 

gentleman editoraile aprile 24

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