Remo Ruffini. Ritorno al futuro

di giulia pessani - concept e style di robert rabensteiner - foto di Boo george (courtesy of moncler)

La passione di Remo Ruffini per la montagna e lo sport è uno stile di vita. Che l’imprenditore racconta attraverso Grenoble, la linea più autentica, performante e tecnologica di Moncler

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La neve? Molto più di una passione. La neve per Remo Ruffini è tornare bambino. «Da Como, dove sono nato e cresciuto, andare ai Piani di Bobbio o a Lanzo d’Intelvi era naturale. Mi svegliavo e guardavo le cime innevate: il mio ambiente è la montagna».

Oggi si pregusta discese ardite, sulla Diavolezza, in Engadina; a Jackson Hole, dove si assaggia la neve dei cowboy americani; tra le quinte scenografiche delle Dolomiti, in Alta Badia, fino a quelle più severe delle Trois Vallées, 600 chilometri di piste nella Savoia francese. Ma l’amore per la montagna resta uguale a quello di un bambino che sciava vista lago, in provincia di Como.

Remo Ruffini, presidente e amministratore delegato di Moncler, marchio che ha acquisito nel 2003, quotato nel 2013, rilanciato e reinventato in 20 anni, racconta a Gentleman il suo legame autentico con la montagna e la storia del brand nato in Francia, a Grenoble, nel 1952.

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Gentleman. Partiamo da queste immagini meravigliose, che con il suo team avete scattato sul Diavolezza. E dal suo mantra, energia. Qual è l’energia della montagna?

Remo Ruffini. Andare in montagna per me significa scappare dal passo frenetico della città e riconnettermi con la natura. Non si sogna mai quando si è affannati e incalzati dal tempo. Qui mi concentro, lascio fluire i pensieri, trovo le mie fonti di ispirazione e posso dire che alcune delle mie idee migliori sono nate osservando gli alberi. Come Human Forest, l’evento che abbiamo organizzato a New York nel 2013, una foresta umana con 370 persone vestite con la collezione Grenoble in tutte le sfumature del verde.

G. Quando 20 anni fa si è trovato di fronte all’opportunità di rilevare Moncler si è trovato di fronte…

R.R. …a un sogno nel cassetto. Al marchio che conoscevo da sempre, quello di quando ero ragazzo. A un’icona, che in quel momento non aveva la giusta considerazione. Ma sapevo che poteva diventare un progetto vincente.

G. Dopo i successi di Moncler Genius, con le collaborazioni fashion, e della linea principale o più classica, vuole riportare al centro dell’attenzione Grenoble. Un ritorno alle origini, cioè alla montagna pura e allo sport attivo?

R.R. Alle radici della marca e allo sport attivo, non solo invernale. Anch’io ho imparato a conoscere e ad apprezzare la montagna estiva, che significa hiking, cioè lunghe camminate, biking, trekking… Attività che richiedono capi ad alte prestazioni, che concentriamo in Grenoble. È proprio per questo che è la linea a cui tengo di più, perché rispecchia la vocazione autentica di Moncler e lo sguardo verso il futuro. Abbiamo lanciato Grenoble nel 2010, immaginandola come l’espressione più forte delle radici e della nostra storia, con un’attenzione esasperata su innovazione e performance. Nei primi anni 50, Moncler produceva sacchi a pelo imbottiti e i piumini per proteggere gli operai al lavoro in alta montagna, mentre nel 1968 era la divisa della Nazionale francese di sci alle Olimpiadi invernali di Grenoble. L’abbigliamento tecnico è l’origine autentica del marchio.

G. Vita nella natura. Bici, camminate in quota e molte altre passioni, esplose dopo lo stop forzato della pandemia, sono un importante mercato, in crescita a due cifre, per i marchi di active outdoor. Punta anche su questi nuovi stili di vita per il futuro di Moncler?

R.R. La pandemia ha portato cambiamenti rilevanti nel modo in cui lavoriamo, compriamo, ci divertiamo, viviamo il tempo libero. Anche il lusso oggi acquisisce nuovi significati. Non basta comprare, bisogna anche vivere l’esperienza che ciò che acquisti ti offre. Questi nuovi stili di vita rappresentano nuove opportunità per un brand come Moncler che ha il suo punto di forza nel design, ma anche nelle performance e nella ricerca tecnologica sui materiali.

gentleman protagonisti remo-ruffini-e-la-montagnaG. Che cos’è l’eleganza per lei? 

R.R. Essere fedeli a se stessi. Non seguire le tendenze.

G. Chi sono i modelli a cui si ispira?

R.R. Gianni Agnelli è per eccellenza il simbolo dell’eleganza italiana. Julian Schnabel il creativo più poliedrico che io conosca, sicuramente quello con il senso del colore più spiccato e un’ironia unica nel modo di vestire.

G. Quest’anno ha festeggiato i 70 dalla nascita di Moncler. E nel 2023 saranno 20 anni che ne è alla guida e dieci dalla quotazione. Dove vuole portare l’azienda?

R.R. Quello che vorrei lo sintetizzo in un’espressione: beyond fashion, beyond luxury, oltre la moda, oltre il lusso. Il Covid ha accelerato un sentimento che era in parte già presente e una rivoluzione culturale: la ricerca di esperienze autentiche, sentirsi parte di una community. Oggi bisogna sapere ispirare in questa direzione per avere successo.

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G. Ha detto che il miglior consiglio che abbia mai ricevuto è: take care of the brand, don’t follow sales and revenues… 

R.R. Un consiglio, diventato un mantra. Dico sempre che il maggior azionista di Moncler sono i suoi consumatori. Sin dal primo giorno ho cercato di costruire un brand forte e ho investito in qualità e creatività, seguendo un percorso di riposizionamento che ha interessato tutta l’azienda, dalla produzione alla distribuzione, alla comunicazione.

G. Nessun compromesso, mai?

R.R. No, mai fatto compromessi per salvare l’oggi che potessero danneggiare il domani. È sempre facile? No, ma è a lungo termine che bisogna sempre guardare.


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