Da Gomorra a Shakespeare

di Andrea Milanesi

Salvatore Esposito, il protagonista di Gomorra nei panni di Genny Savastano, racconta a che cosa si è ispirato per interpretarlo, tra l’amore per la sua città e la passione per la musica

gentleman magazine italia Salvatore Esposito, il protagonista di Gomorra

Classe 1986, napoletano verace, Salvatore Esposito sente di dovere tanto, quasi tutto, alla sua terra. Non solo perché alla celebre serie tv Gomorra deve il lancio della sua carriera, nel ruolo del superboss Genny Savastano, ma anche perché qui è cresciuto e si è formato, protagonista di un’esistenza «onesta e normale», dove a un tratto ha fatto irruzione una passione incontenibile: la recitazione, che l’ha portato anche a girare negli States o sotto la regia di Luc Besson.

Una lezione di vita che ha raccontato ai giovani del Dipartimento di Arti Visive di NABA, coinvolti nel progetto «HyperCharge RestART» realizzato dal marchio tech Xiaomi. Ecco quali sono le 7 Meraviglie dell’attore.

1. I miei luoghi dell’anima.

Sono cresciuto iniziando a vedere i film in videocassette Vhs, soppiantate prima dai Dvd e poi dai Blu-Ray, con l’avvento della tecnologia 3D e ora dell’ultra definizione 4K: un’escalation continua di upgrade, ma la magia di cinema e teatro rimane immutata. Si tratta di arti supreme che racchiudono tutte le discipline: danza, musica, mimo, recitazione. Quando si guarda un film o si assiste a uno spettacolo teatrale si entra in una sorta di bolla, in un mondo mistico che porta a immedesimarsi e a immergersi in ciò che si sta guardando.

2. L’effetto Gomorra.

Mi emoziono sempre quando persone di altri Paesi, di luoghi che magari non visiterò mai, mi fermano e mi fanno i complimenti, come anche a leggere i messaggi sui social che mi arrivano da ogni parte del pianeta di chi apprezza il mio lavoro legato a Gomorra. È incredibile che si tratti di un progetto realizzato a Napoli, con attori napoletani e in lingua napoletana, che racconta una periferia del mondo in cui però si identificano intere generazioni di giovani che vivono nelle stesse condizioni in Brasile, a New York o a Pechino. In fondo, parliamo la stessa lingua, quella comune della strada, condividendo le medesime esperienze di vita, le stesse dinamiche familiari…

3. Una sfida senza tempo.

Gomorra si fonda sugli stessi archetipi primordiali delle tragedie greche e dei drammi di Shakespeare. Mi ha permesso di sfruttare al meglio tutto il mio bagaglio, a livello di formazione artistica, vita vissuta, fantasia e immaginario, costruendo attraverso tutto ciò la figura di un personaggio come quello di Genny. Èstata una bellissima sfida.

4. Il cuore del cinema.

La tecnologia può portare cambiamenti e progressi tecnici in diverse fasi della realizzazione di un film, ma non può e non deve modificarne l’essenza, il cuore, la passione. Non è importante il mezzo con cui viene girato un film, che sia una cinepresa o uno smartphone, e neppure la location dove lo si guarda, una sala cinematografica, un televisore oppure un tablet; l’aspetto più importante è che il cinema non perda mai la sua vera identità e la qualità visiva che la rendono un’arte magnifica, sublime.

5. L’arte di mezzo.

La musica mi scorre nel sangue. Mi rilassa, mi aiuta a concentrarmi e mi spinge oltre i miei limiti, non potrei vivere senza; è fondamentale anche come aiuto professionale per arrivare a preparare certi personaggi. La definisco «l’arte di mezzo», lo strumento che mi permette di vivere determinati stati d’animo e di raggiungere alcuni miei obiettivi.

6. Napoli è… soprattutto.

È la città dei mille colori cantata in modo straordinario da Pino Daniele, dalle tonalità più scure e drammatiche a quelle più solari e ironiche. È una terra aperta, che offre una possibilità a tutti; generosa, a volte fin troppo, non esistono vie di mezzo, e questa è la sua magia.

7. Le mie radici.

Sono cresciuto guardando i film di Totò e di Troisi, ma il teatro a Napoli è dappertutto: per strada, tra i vicoli e i cortili, palcoscenici a cielo aperto. Riconosco il valore della tradizione, delle radici che mi hanno formato: sono le basi del mio percorso professionale, ma mi tengono anche i piedi piantati per terra. Mi ricordano sempre da dove vengo e quanta strada ho fatto per arrivare fin qui…

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