Professione yacht designer

di Fabio Petrone

Gli yacht designer sono contesi dai migliori cantieri italiani e internazionali. Ecco i ritratti degli architetti in cima alla lista degli armatori più esigenti. 

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Bernardo Zuccon, dello Studio Zuccon International Project, con il modello del superyacht Alloy44 progettato per Sanlorenzo. (© Guido Fuà)

Yachting, il concetto stesso, dagli albori della nautica a oggi, ha vissuto una profonda evoluzione. Prima le barche erano progettate per «andar per mare» e quindi dovevano essere prima di tutto funzionali. Ma, con il passare del tempo, la funzione è diventata «vivere per mare»: da semplici mezzi di trasporto son diventate il buen retiro per il tempo libero dell’armatore.

A fare la differenza sono l’equilibrio dei volumi e la cura di ogni dettaglio

Delle ville sul mare, dove la natura è vissuta a 360 gradi e con ambienti interni ed esterni che dialogano tra loro. Dentro: confortevoli come una casa. Fuori: dei gioielli della nautica dalle forme riconoscibili, in grado di catturare l’attenzione ed emozionare.

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Tra i lavori del designer Francesco Paszkowski, a sinistra, il mega yacht Custom Line 106’ Ferretti e il flexplorer Aurelia del Cantiere delle Marche. (© Giovanni Malgarini)

Ma quali sono le richieste degli armatori oggi? Gentleman l’ha chiesto ai più importanti yacht designer italiani. «È fondamentale provare a immedesimarsi nell’armatore», dice Bernardo Zuccon, alla guida con la sorella Martina dello studio di famiglia. In 49 anni Zuccon International Project ha firmato oltre 100 progetti di yacht e navi da diporto per i cantieri più rinomati (Cantiere Posillipo, Baglietto, Ferretti, Betram, Mochi Craft, Aprea, Custom Line, CRN e Sanlorenzo) e ha contribuito a scrivere le pagine della storia della nautica internazionale.

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Interni del mega yacht Custom Line 106’ Ferretti. (© Guillame Plisson)

«L’uomo è il nostro punto focale e il mare il nostro infinito…», racconta Zuccon. «L’architettura è lo strumento primario per permettere all’uomo di vivere meglio la sua casa come la sua barca. Per questo ogni nostro progetto nasce con la volontà non di creare una meravigliosa struttura galleggiante, ma di forgiare un meraviglioso contenitore di vita».

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Achille Salvagni.

Pensiero condiviso anche da Francesco Paszkowski, considerato uno dei migliori interpreti dello yacht design made in Italy. Portano la firma del suo studio, aperto a Firenze nel 1990, numerose imbarcazioni della cantieristica internazionale (Canados, Cantieri delle Marche, CCN, CRN, Custom Line, Heesen Yachts, ISA Yachts, Rizzardi, Sanlorenzo, Turquoise Yachts), senza dimenticare i nuovi 72 metri di Tankoa.

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La scala interna dell’Azimut Trideck 38 disegata da Achille Salvagni.

«Da tempo i grandi yacht vengono assimilati a una grande villa sul mare. In realtà c’è molto di più in questa similitudine», sottolinea Paszkowski. «Non si tratta solo di riprodurre le comodità alle quali un armatore è abituato a casa propria, ma di farlo in maniera sempre più personalizzata, mettendo l’elemento mare, con le relative problematiche tecniche, in primo piano, per creare un progetto unico come ormai ogni armatore desidera».

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La suite di Azimut Grande disegnata da Achille Salvagni.

Achille Salvagni crea ambienti raffinati e senza tempo, legati alla memoria, ma orientati al futuro. I suoi progetti d’interni spaziano da importanti residenze a New York, Miami, Parigi, Londra, Mumbai, a yacht esclusivi per Azimut Benetti, Rossinavi, Baglietto, Oceanco, Perini Navi. Oggi Salvagni è a capo di un team di 25 tra professionisti e architetti e, oltre agli studi di Roma e New York, ha una galleria a Londra, dove espone la sua collezione di oggetti a edizione limitata.

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Alberto Mancini.

«L’arte è un’espressione dell’impeto dell’anima che non tiene conto del giudizio altrui e ambisce solo a una reazione emotiva. Il design, invece», distingue l’architetto Salvagni, «deve tener conto anche dell’aspetto pratico, è il processo che rende esteticamente appagante una funzione. Disegnare uno yacht rappresenta un momento di grande creatività, ma non deve mai prescindere dalla sua primaria funzione di essere barca, appunto».

Non ci poniamo limiti in termini di creatività, ma rispettiamo sempre la storia dei cantieri

Concorda pienamente Alberto Mancini: «La barca è sempre più una dimora, ma non bisogna mai perdere di vista gli aspetti navali, il fatto che essa possa andare per mare anche in condizioni difficili, con 4 o 5 metri d’onda. L’architettura di una villa, di un appartamento o di un ufficio, la progettazione dei loro esterni e interni, influenzano indubbiamente il lavoro di uno yacht designer, ma poi bisogna saper andare oltre, altrimenti si rischia di arrivare a progettare un Apple Store galleggiante, con eliche e motori», rilancia Mancini.

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Il Mangusta GranSport 45 di Overmarine Group disegnato da Alberto Mancini.

Il triestino, enfant prodige dello yacht design, oggi, a poco più di quarant’anni, vive la stagione della piena maturità professionale: il suo studio AM Yacht Design, con sede nel Principato di Monaco, disegna yacht per i player della cantieristica nautica internazionale, come Azimut Yachts, Fairline Yachts, Otam, Magnum Marine, Overmarine/Mangusta. «Il nostro approccio a ogni progetto è eclettico: non ci poniamo mai limiti in termini di creatività, pur rispettando, quando si tratta di barche seriali, la storia del cantiere, i tratti iconici del brand. Bisogna sempre farne tesoro».

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Mauro Micheli, a sinistra nel ritratto, e Sergio Beretta, con la loro Officina Italiana Design, seguono tutta la produzione di Riva, sia per le linee esterne, sia per il design degli interni.

Ne sa qualcosa lo Studio Officina Italiana Design, di Mauro Micheli e Sergio Beretta, custode del Dna delle imbarcazioni dei celebri cantieri Riva, modelli che hanno fatto la storia dello yachting. A 27 anni dalla fondazione, lo Studio continua a creare stilemi di design e a fare di questi un sinonimo di eleganza, status e perfezione. «Disegnare un Riva non è un’ambizione o una sfida fine a se stessa. La vera sfida è creare qualcosa che stia al passo coi tempi, contemporaneo, e che sia sempre nel solco della tradizione.

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Riva 90‘ Argo.

M’ispiro all’arte, alla natura, ma anche a ciò che vedo nella quotidianità, cercando sempre di proporre un design pulito, rigoroso», rivela Mauro Micheli. Chief designer di Officina Italiana Design, ha iniziato la sua carriera nel 1984, ricevendo il testimone dalle mani di Giorgio Barilani, proprio colui che, a partire dagli anni 50, ha dato alle imbarcazioni Riva le forme iconiche che le hanno rese inconfondibili. «Con le mie barche non voglio stupire per i loro effetti speciali. Al contrario, cerco di creare oggetti che possano confrontarsi col tempo, riuscendo sempre a trasmettere eleganza. Si disegna per “pochi” e si ha il dovere (anche morale) di creare eccellenza!».

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