Prestazioni e comfort per la nuova Panamera

di Nicola D. Bonetti

L’evoluzione della terza generazione: potentissima, con sospensioni avanzate. Anche ibrida plug-in: Gentleman ha provato in anteprima la nuova berlina sportiva ad alte prestazioni, che in città può percorrere fino a 90 km a batteria e raggiungere i 315 km/h

Porsche pensava dagli anni 50 a una sportiva più abitabile delle coupé, come dimostrano i diversi tentativi storici: oltre le remote ipotesi su base 356 e 911 con passo allungato, negli anni 80 appare una variante su base 928 con porte laterali aggiunte e coda da wagon sportiva (configurazione oggi in gamma come Sport Turismo), mentre nel decennio successivo porta avanti intensamente il progetto Typ 989, con forme che invece daranno il via alla generazione 996 della sempiterna 911.


Viste le precedenti rinunce sembra un azzardo, quando nel 2009, presenta Panamera (il cui nome deriva dai successi nella Carrera Panamericana), ma il mercato ha accolto già molto prima con successo la prima sport utility Cayenne.
I tempi sono maturi per introdurre la prima berlina sportiva con portellone ad altissime prestazioni, con design e immagine Porsche: diversa e particolare al punto che i primi collaudatori raccontarono come si sentissero più nella cabina di un aereo che in auto.

Da allora sono state costruite 385 mila Panamera, nelle due diverse generazioni. Nel corso dell’evoluzione, ai motori a combustione si affiancano i sistemi ibridi: nel 2013 la V6, dal 2016 la V8 e nel 2023 la rinnovata V6.
Anche la nuova generazione è proposta con tale abbinamento: Panamera e Panamera 4 con motore a benzina di tre litri fino a 353 cavalli e 500 Newtonmetri (270 km/h e scatto da 0 a 100 km/h in 4,8 secondi) sono affiancate da Panamera Turbo E-Hybrid con motore a otto cilindri di quattro litri da 680 cavalli (in totale) e 930 Newtonmetri di coppia (450 dal motore elettrico raffreddato a olio e completamente integrato nel cambio automatico), per accelerare da 0 a 100 in 3,2 secondi e raggiungere i 315 km/h; percorre 53 km in guida elettrica, che salgono a 90 nell’uso urbano, con ricarica in due ore e 18 minuti a 11 kW.

Prestazioni ottenute da evoluzioni tecnologiche profonde, soprattutto per le sospensioni, con riprogettazione e affinamento di parte dei propulsori e delle trasmissioni. Che Gentleman ha potuto apprezzare visitando la fabbrica Porsche di Lipsia, in Sassonia, dove 4400 dipendenti realizzano diversi modelli del marchio, mentre prende avvio la produzione della nuova Panamera di terza generazione. Ogni giorno tra 160 e 180 esemplari appena nati percorrono un giro di pista per il collaudo finale, come tradizione per tutte le Porsche costruite.

Prestazioni da supercar che hanno richiesto sospensioni evolute: ad aria e autoadattanti, sono offerte anche nella configurazione più sportiva Active ride con controllo del carico su ogni ruota che limita beccheggio e rollio, evidenziando maggior comfort e reattività, e che sembrano isolare l’auto dalla strada, come riscontrato guidandola sulle strade nella campagna attorno alla fabbrica, con funzioni mirate anche alla guida assistita e livellamento automatico dell’altezza da terra: per facilitare l’accesso, l’auto si solleva di 5,5 centimetri.

Esteticamente la nuova Panamera modifica moderatamente l’esterno, con frontale più aggressivo, marcato dalla presa d’aria centrale che per la prima volta sale al di sopra della targa, affiancata dalle laterali estese. I fari modificano la carenatura, mentre i quattro punti luce disposti in quadrato diventano barrette orizzontali, allargando visivamente l’insieme. Aerodinamica affinata con gli sfoghi d’aria dietro ai passaruota anteriori quasi invisibili lateralmente, nuovi cerchi anche con dado centrale di fissaggio unico e finestrini posteriori senza cornice completano la fiancata. Lo scudetto Porsche diventa nero e grigio.

Gli interni esaltano il comfort sportivo: strumentazione digitale con schermo curvo da 12,6 pollici, al quale si accostano il centrale e quello per il passeggero. Al centro del volante la scritta Porsche è sostituita dallo stemma (altrettanto senza oro e rosso), e le viti a vista conferiscono un tocco sportivo.
La guida unisce comfort e dinamica in modo sopraffino, con agilità anche grazie alle quattro ruote sterzanti, tenuta di strada di riferimento addirittura con l’asfalto bagnato al momento del test. L’erogazione, massiccia dallo scatto all’allungo, è accompagnata dal suono del motore termico, ovattato ma gradevolmente percepibile regolando su Sport, o dal silenzio della marcia elettrica.

gentleman editoriale gentleman febbraio 2024 pietro giuliani azimut

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