Michael Stipe: la mia seconda fase R.E.M.

di Giacomo Nicolella Maschietti

Michael Stipe, leader della band che ha fatto cantare e ballare più di una generazione, è un artista poliedrico: e lo dimostra con la sua prima mostra a Milano

gentleman arte le mie 7 meraviglie Michael Stipe a Milano _PortraitHa guidato la band R.E.M. per 31 anni, vendendo più di 100 milioni di dischi e facendo tournée in tutto il mondo. Come produttore cinematografico ha realizzato oltre 25 lungometraggi, tra cui Essere John Malkovich di Spike Jonze, En El Septimo Dia di Jim McKay e American Movie di Chris Smith. Ma Michael Stipe è anche scrittore.

Ed è abbastanza insolito, ma sicuramente intrigante, scoprire che uno dei più famosi e celebrati musicisti al mondo, che ha viaggiato attraverso diverse generazioni dagli anni 80 sino a oggi, sia al lavoro per costruire una nuova carriera: quella d’artista. Michael Stipe è, infatti, arrivato in Italia per presentare la sua nuova mostra d’arte: I have lost and I have been lost but for now I’m flying high, personale visitabile fino al 16 marzo 2024 alla Fondazione per l’arte ICA di Milano.

 I have lost and I have been lost but for now I’m flying high

Il titolo emerge da una conversazione tra il curatore Alberto Salvadori e l’artista che identifica la vulnerabilità come forza propulsiva che sfida radicalmente le convenzioni, quelle che la connotano negativamente come una responsabilità da assumersi o una debolezza. Negli spazi della mostra sono presentate oltre 120 opere, tra cui alcune mai esposte prima e altre di recente produzione. La selezione che ne risulta restituisce nel dettaglio tutti gli aspetti della ricerca artistica dell’artista.

La storia

Michael Stipe ha iniziato a scattare fotografie all’età di 14 anni, ritraendo dapprima i suoi eroi, tra cui Freddie Mercury, i Ramones, Tom Verlaine e Patti Smith, e documentando in seguito anche la comunità di artisti e musicisti di Athens, in Georgia, di cui è stato una parte centrale a partire dai primi anni Ottanta. Come sempre nella sua ricerca, anche attraverso l’arte visiva, affronta i concetti della resilienza e della vulnerabilità umana, e lo fa attraverso la tecnica del ritratto, alla base appunto dell’esposizione milanese.

Nell’ultimo decennio la sua attenzione personale si è concentrata sul lavoro cross-mediale, incorporando video, paesaggi sonori, sculture e immagini fotografiche e digitali. Gentleman ha incontrato Michael Stipe negli studi di Milano di UpTv, il nuovo canale televisivo di Telesia, la società del Gruppo Class Editori (qui l’intervista completa), e gli ha chiesto quali sono le sue passioni.

1. I cani. 

La mia prima meraviglia, la mia passione, in questo momento e in questa stagione della mia esistenza sono sicuramente i cani: ho scoperto che possono offrirmi, in maniera più o meno consapevole, grande serenità e gioia.

2. Il buon cibo.

Anche se qui in Italia è quasi ovvio da dire.

3. L’Italia.

In particolare il Sud, dove vado spesso.

4. Arte.

Me ne nutro. Da quella visiva al teatro, senza dimenticare, chiaramente, la musica.

5. Il confronto. 

Cerco di circondarmi soprattutto di persone creative, come Alberto Salvadori, direttore di ICA, con cui ho instaurato una bella amicizia. Mi piacciono le persone che non hanno paura di mettersi in discussione e che, allo stesso tempo, mettono in discussione le mie idee. Dal confronto, anche se duro, nasce una visione più complessa di chi e che cosa siamo e di dove stiamo andiamo: un momento di crescita per nuove idee e nuovi modi di pensare.

6. Vulnerabilità.

Penso che ognuno di noi, in questo momento buio che stiamo attraversando, dovrebbe riconoscerla e abbracciarla come forza. La vulnerabilità diventa, infatti, un superpotere in questa dinamica. Una mappa che descrive le difficoltà del nostro presente mettendo in luce nuove opportunità e una rinnovata comprensione della nostra importanza, non solo per noi stessi, ma anche per coloro che ci circondano, per le nostre comunità, per il nostro mondo.

7. La vita. 

In questo momento scelgo di concentrarmi sul bene più prezioso, sulla brillantezza, sulla bellezza e sulla giocosità della vita. Ho perso e mi sono perso, ma per ora sto volando alto.

gentleman editoriale gentleman febbraio 2024 pietro giuliani azimut

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