La Maomounia, il privé di Marrakech

di Enrico Dal Buono

Considerato il privé di Marrakech, grazie agli ospiti illustri che vi hanno soggiornato, l’Hotel La Mamounia festeggia un importante anniversario

gentleman viaggi la mamounia Entrée Principale

Il giovedì che precede il weekend di festeggiamenti per il centenario dell’hotel La Mamounia, al sesto posto nella classifica di The World’s 50 Best Hotels 2023, l’atmosfera è sospesa, preapocalittica. Si sentono scrosciare le fontane al centro dei colonnati, scorrere i rubinetti di ottone davanti ai mosaici bianchi e verdi. Gruppi di camerieri in livrea fumo di Londra parlottano negli angoli.

Per via dell’allestimento è aperto solo il bar Churchill, uno dei tanti ospiti illustri dell’hotel, appena rinnovato e purificato dal peso della storia. La policromia della Medina, dei suoi tappeti e delle sue spezie e della sua umanità, è sublimata dai giochi di luce tra le bottiglie dietro il bancone ovale. Passeggiando tra i roseti e gli ulivi del giardino si sente trapanare fino a notte fonda.

Ai bordi dei sentieri sono accatastate le assi di legno che formeranno il palco, matasse di cavi, le casse di alluminio che contengono la strumentazione per gli impianti acustici. Altri trapani lavorano nelle impalcature della città vecchia, montate dopo il terremoto di settembre, devastante per i villaggi dell’Atlante, ma abbastanza clemente con Marrakech, per riparare le crepe e sostenere le strutture. Entrambi i tipi di cantiere hanno in fondo lo stesso obiettivo.

Qui si dice: «Due ricchezze vengono dal cielo: le piogge che portano frutti e gli aerei che portano turisti».

Il ristorante L’Italien par Jean-Georges.

Gli inviti per le serate del venerdì e del sabato sono custoditi dentro un riad in miniatura sulle scrivanie delle stanze degli ospiti. Accanto, una statuetta antropomorfa con un lungo mantello, rossa e dorata. Il suo pigmento rimane sulle dita, un pigmento dolce. Così si scopre che la scultura è di cioccolato: un omaggio di La Mamounia al suo personale di custodi tradizionali, bawab in lingua darija, simbolo di benvenuto e mascotte del centenario.

gentleman viaggi la mamounia La Piscine
La piscina.

A colazione, signore attempate salutano per nome i camerieri davanti alla trionfale infilata di frutta del buffet. Dopo il recente rinnovo, le vetrate del bar Majorelle che danno sui giardini sono state schiarite per permettere alla luce dell’Africa di riflettersi sui marmi bianchi dei tavoli e neri dei pavimenti.

La ristrutturazione, firmata dallo Studio Jouin Manku e fedele al dialogo tra suggestioni berbere e Art Déco dello stile originario, rispecchia il costante processo di internazionalizzazione di Marrakech, che ogni anni attira milioni di turisti da tutto il mondo, con un nuovo ristorante asiatico e un nuovo ristorante italiano, oltre a quello marocchino. Il melting pot del suk, tradotto nel linguaggio del lusso, diventa La Mamounia.

Il venerdì sera, tra le erre mosce che suggeriscono come la maggior parte degli invitati siano francofoni, gli ambienti sono colorati dal bianco e nero degli uomini in smoking, dagli abiti argentei e laminati delle violiniste, in concerto davanti a un sipario rosso, che richiamano i luccicori del nuovo Lampadario del Centenario. Al centro della hall, le sue due collane di argento e perle di vetro pendono dal soffitto piramidale: un tributo alle donne berbere e ai loro tamazight, gioielli tramandati di generazione in generazione.

gentleman viaggi la mamounia Le Marocain
Il ristorante Le Marocain.

Quando le violiniste alzano gli archetti, il sipario si apre su una tavolata da 350 coperti che si allunga per 120 metri tra gli ulivi secolari del parco. I piatti dello chef Jean-Georges Vongerichten, di ispirazione italiana con carezze marocchine, non sono preparati nelle cucine dell’hotel, ma nelle strutture montate ad hoc sui vicini campi da tennis in modo che le pietanze arrivino calde.

gentleman LM_Churchill Suite-1
La suite Churchill.

Dopo l’esibizione del pianista francese Sofiane Pamart e i macaron del pasticcere Pierre Hermé, la brigata in divisa bianca marcia attorno al tavolo per ricevere l’applauso. Il sabato sera, culmine delle celebrazioni, gli oltre 2mila invitati sono accolti sul red carpet, sotto gli archi moreschi dell’ingresso, da una banda tradizionale in fez rosso.

I tuxedo occidentali si mischiano ai caffettani di gala, gli abiti lunghi, che per salire le scale le donne si alzano sui fianchi, qua e là si abbinano agli hijab. I fermagli brillanti che fissano gli chignon di sei modelle, marziali come statue equestri, riflettono la luce del lampadario centrale attorno a una vasca con la superficie in vetro sabbiato a mano. I banchi per cibo e bevande si snodano tra i roseti del parco e tra le esibizioni itineranti di una sezione di fiati che ricalca le linee melodiche della musica diffusa dagli altoparlanti.

gentleman viaggi la mamounia LM_Baldaquin Suite-2
Una delle suite.

Le fronde delle palme sottili, che svettano sopra il palco allestito per l’anniversario, stormiscono nel vento tra le spie verdi dei droni. Il direttore dell’ufficio nazionale del turismo del Marocco, Adil Fakir, tiene un discorso tra due gigantografie del re. Ricorda che La Mamounia è stato fondato nel 1923, dalla Moroccan Railway Company, sul frutteto di 13 ettari regalato nel XVIII secolo dal sultano Mohammed Ben Abdallah a suo figlio come dono di nozze.

Poi Fakir compiange le vittime del terremoto e sottolinea la generosità delle donazioni degli ospiti per sostenere la regione e la città che da un secolo ospitano La Mamounia. Perché anche l’hotel è ospite di qualcosa di più grande. Sui maxischermi del palco si susseguono le immagini degli ospiti più illustri dei primi cento anni di attività: il faccione di Churchill col sigaro in bocca, Hitchcock impegnato qui nelle riprese de L’uomo che sapeva troppo, e poi Franklin Roosevelt, Charles De Gaulle, Nelson Mandela, Charlie Chaplin, Marcello Mastroianni, Francis Ford Coppola, fino a Tom Cruise e Nicole Kidman, Sharon Stone e Gwyneth Paltrow.

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La vista dalla suite Majorelle.

Tra le danze concettuali del coreografo Sadeck, i canti berberi, atavici, di Cherifa, e un Big Bang di fuochi d’artificio, Mika, libanese naturalizzato britannico, tiene un concerto a sorpresa, scende dal palco e si esibisce in mezzo a quella stessa élite cosmopolita, fatta di stilisti, curatori, artisti, designer, che nei decenni ha plasmato la vita di Marrakech e del suo privé, La Mamounia.

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