Stefano Ricci: passione senza confini

di Enrico Dal Buono

Ha disegnato collezioni sotto le tende, viaggiando in ogni continente. Una predilezione per l’Africa. Ora Stefano Ricci festeggia i 50 anni di azienda e lancia il progetto Explorer

gentleman leader numeri uno businessmen stefano ricciCome già sapeva Seneca, l’unica cosa che ci appartiene davvero è il tempo. Ed è una bella fortuna, che sia proprio quella l’unica cosa che possediamo, dato che nulla è prezioso quanto il tempo. Il viaggio è la più pura rivendicazione di questo possesso. L’esplorazione del mondo senza altro scopo che non sia l’esperienza, il godimento dell’istante, la fuga dagli ingranaggi della produttività, tutto ciò corrisponde al lusso autentico.

gentleman leader numeri uno businessmen stefano ricciDel resto, se molte innovazioni tecnologiche, come l’orologio da polso e internet, sono nate come strumenti militari, molti degli oggetti di lusso oggi utilizzati anche in città sono invece nati come strumenti di viaggio, basti pensare ai bauli di alcune griffe. Con questa consapevolezza il designer fiorentino Stefano Ricci e i suoi figli Niccolò, ceo della società, e Filippo, direttore creativo, hanno da poco lanciato il progetto Explorer.

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Collezione primavera estate 2024 

Ogni stagione, per i prossimi anni, un volume documenterà il viaggio del marchio di alta moda maschile in qualche meta ai confini del mondo. La prima tappa è stata l’Islanda con le sue grotte di ghiaccio, la seconda le Galapagos. Qui, insieme alla Charles Darwin Foundation e sotto la supervisione del Galapagos National Park, i modelli vestiti con i capi della prossima primavera hanno posato per gli scatti di Mattias Klum, tra leoni marini, iguane, pellicani bruni e tartarughe giganti.

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Collezione primavera estate 2024 scattata alle Galapagos

«La prima passione dei nostri clienti è l’esperienza» dice Filippo Ricci, «così siamo andati alla ricerca dei luoghi simbolo di una natura intatta, in cui si possa vivere il mondo senza alcuna mediazione umana. Il fatto stesso che i colori della collezione richiamino l’ambiente circostante è un messaggio di convivenza, di armonia, di ecosostenibilità». In effetti anche l’uomo è natura e l’eleganza si esprime, proprio come il successo evolutivo per le teorie di Darwin, nella capacità di entrare in sintonia con l’habitat. Essere fuori luogo è una pecca tanto estetica quanto biologica.

gentleman leader numeri uno businessmen stefano ricciIl gentleman non è un orpello del mondo che lo circonda: il gentleman è il mondo. Non a caso, il claim del progetto è: explore the world to explore yourself. I Ricci stessi vantano un curriculum da esploratori. «La prima volta che sono stato in Africa avevo nove anni» dice Filippo, «e l’Africa l’abbiamo girata in lungo e in largo. Dagli altipiani etiopici, dove negli anni ’80 grazie a mia mamma una tribù locale ha accarezzato per la prima volta nella sua storia dei capelli biondi, fino al deserto rosa e arancione della Namibia».

gentleman leader numeri uno businessmen stefano ricciL’idea è quella di macinare in auto i chilometri sufficienti per schivare l’ombra lunga e chiassosa del turismo. «Abbiamo percorso a cavallo l’immensità del Nord America, le Montagne Rocciose, il Canada, l’Alaska, e abbiamo pescato salmoni nei fiordi della Kamchatka, guardandoci attorno per evitare di ritrovarci vicini a un’orsa con i cuccioli, che poi sono guai» conclude.

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Stefano Ricci e Claudia Ricci a cavallo nelle montagne dell Yukon Canada 1985

Per i cinquant’anni Stefano Ricci aveva organizzato un compleanno per 40 amici in un campo tendato sulla collina di Simanjiro, ai confini del Parco nazionale tanzaniano del Tarangire. Si è ritrovato a gestire, tra gnu e giraffe, una missione diplomatica. Due tribù Masai della zona si accusavano a vicenda di essersi rubate delle vacche e Stefano Ricci è riuscito a fargli fare la pace. Se con Explorer la moda esplora il mondo, a volte capita che sia il mondo a esplorare la moda.

gentleman leader numeri uno businessmen stefano ricci  «Abbiamo invitato al Pitti una delegazione di quelle tribù: dieci Masai hanno sfilato a Firenze avvolti nella loro shuka a scacchi rossi e neri e con la lancia in pugno. Farli salire su un taxi si è rivelato complesso. Ho voluto che assaggiassero un gelato. Non l’avevano mai provato. “Baridi sana”, ripetevano in Swahili, “molto freddo”», spiega Filippo. Il vero esploratore sa che è tutto relativo: la sua quotidianità per qualcun altro può rivelarsi un’esperienza estrema.

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