Sahariana: Ieri, oggi, domani

di Gioia Carozzi

Sahariana. Detta anche safari jacket. Il capo cult che ha stregato generazione dopo generazione. E che è un must nel guardaroba dell’uomo elegante. Ecco come nasce il mito, chi ha contribuito a renderlo tale, e quali sono i modelli di quest’estate.

 

safari valstar david gandy
Giacca in misto lino e cotone a lisca di pesce, Valstar (600 euro). David Gandy al Goodwood Festival (2017).

 

Sahariana, come il deserto del Sahara. Come la mitica giacca che deriva dell’uniforme dell’esercito britannico (e confezionata da Burberry). Che è di colore kaki (dal persiano polvere) da dopo la seconda guerra anglo-boera (1899-1902). Perché durante la prima guerra boera, quella che si svolse dal 1880 al 1881, l’impero fu sconfitto anche (ma non solamente, è ovvio) perché i britannici, con le uniformi che all’epoca erano ancora rosso brillante, sul terreno sudafricano si erano ritrovati bersagli mobili dei coloni di origine olandese (detti, appunto, Boeri).

safari jacket
Winston Churchill durante la seconda guerra boera. Giacca in cotone biologico Voyager, Outerknown (290 euro).

Sahariana che, da sempre, piace agli intellettuali. Proprio durante la seconda guerra boera, infatti, l’indossavano sia Winston Churchill (all’epoca in versione giornalista come inviato del Morning Post), sia il premio Nobel per la Letteratura, Rudyard Kipling (anche lui in Africa come corrispondente del Friends of the Free State).

 

Sahariana, successivamente detta anche giacca da safari. Un capo che ancora oggi evoca terre lontane. Terre abitate da personaggi virili che sembrano uscire dal romanzo Verdi colline d’Africa, di Ernest Hemingway. Magari proprio da quel safari che fece in compagnia della moglie, indossando una delle tante sahariane che si faceva confezionare apposta da Abercrombie & Fitch, a New York.

safari, hemingway umit
Giacca a righe in misto cotone e lino, Umit Benan B (2.280 euro). Ernest Hemingway e sua moglie, Kenya (1953).

 

Sahariana, come la giacca di mitologiche creature hollywoodiane. Come quella indossata nel 1953, da un Clark Gable conteso dall’amore di Grace Kelly e di Ava Gardner, sul famoso set africano di Mogambo (1953). O come quella portata con la cravatta, di Roger Moore in versione James Bond, nel film L’uomo dalla pistola d’oro (1974). E ancora, da Charlton Heston nel film di fantascienza post apocalittica Occhi bianchi sul pianeta Terra (The Omega Man, 1971).

safari, clark gable, A.P.C.
Clark Gable con Grace Kelly sul set di Mogambo (1953). Overshirt in twill di cotone, A.P.C. (395 euro).
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Roger Moore in L’uomo dalla pistola d’oro (1974). Overshirt in misto lana e lino, Brunello Cucinelli (2.950 euro).
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Charlton Heston nel film Occhi bianchi sul pianeta Terra. Giacca in twill, Polo Ralph Lauren (795 euro).

 

Sahariana, come la giacca più amata da Yves Saint Laurent. Il quale non solamente la indossava regolarmente ma che, con la sua celebre collezione Safari (1968), la trasformò anche in uno dei capi cult del guardaroba femminile (e femminista).

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Yves Saint Laurent tra Betty Catroux e Loulou de la Falaise (1967). Giacca reversibile in twill misto cotone, Gucci (3.300 euro).

 

Sahariana, come il capo più amato da reali. Indossato nella versione più leggera, detta overshirt, da re Carlo nel suo viaggio in Papua Nuova Guinea nel 1984. E, ancora, da Lord Snowdon, il fotografo anticonvenzionale, bello e dannato, che sposò la principessa Margaret, sorella minore della regina Elisabetta II.

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Re Carlo in Papua Nuova Guinea (1984). Giacca in misto lino di Loro Piana (1.800 euro).
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Lord Snowdon a Venezia (1971). Giacca in twill di cotone lavato, Herno (645 euro).

gentleman editoriale gentleman febbraio 2024 pietro giuliani azimut

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