Sinfonia selvaggia

di Micaela Zucconi

Scoprire il Sudafrica. Un viaggio che è cominciato con un barbecue. Complici i vicini di casa, inglesi in campagna, pendolari tra Italia e Sudafrica, che come le rondini tornano qui a passare primavera ed estate. Per il resto dell’anno si godono le miti temperature di un Paese luminoso, che, per la sua posizione nell’estrema parte meridionale del continente africano, si affaccia sugli oceani Indiano e Atlantico e che offre città contemporanee, territori incontaminati, distese di vigneti, una natura potente.

Lobengula Lodge e piscina del Shamwari Game Reserve di Port Elizabeth, 25 mila ettari, con lodge e campi tendati luxury.

Il barbecue italiano li ha fatti sorridere, era nulla in confronto a quello sudafricano (il tradizionale Braai, dall’olandese «arrostire», parte integrante della cultura sudafricana) che richiede maniacale preparazione, abili «fuochisti» e porzioni generose. Tra italiche bistecche, i racconti di questa terra africana hanno seminato curiosità e voglia di partire. Da Cape Town alla partenza da Johannesburg si è dipanato un itinerario che ha lasciato il desiderio di tornare.

In un primo viaggio in Sudafrica non si ha molto tempo di approfondire la storia e il complesso mosaico sociale e politico del dopo apartheid. È una prima lettura, che abbaglia di luce e colori, in un mix che lascia trapelare strati dolci e amari. Una storia tormentata, il mito di Mandela, l’oggi diverso intriso di contrasti, nuove consapevolezze e un futuro in via di scrittura. «Benvenuti in Africa», si legge all’arrivo in aeroporto e con questo viatico ci si avvicina alla città e si è pronti per andare a cena.

La catena montuosa I 12 Apostoli.​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​

Il Waterfront è uno dei luoghi più frequentati, non solo dai turisti. Un lungomare sul porto vittoriano, traboccante di ristoranti, negozi, cinema. È qui anche il Museo Zeitz MOCAA (Museum of Contemporay Art Africa), aperto nel 2017 in un ex silo per il grano, riconvertito dall’architetto britannico Thomas Heatherwick. L’edificio accoglie la più grande collezione al mondo di arte africana contemporanea del continente e della diaspora.

Un complesso che comprende anche l’Hotel The Silo, provvisto di terrazza con vista sulla città. Giù, sulle rive, tutto sembra così europeo, ma il rientro in hotel mette di fronte a una realtà locale: i quotidiani, lunghi blackout (loadshedding, riduzione del carico) pianificati dalla società elettrica statale Eskom, a causa dell’inadeguatezza delle centrali ancora a carbone. All’orizzonte si profila però un piano di transizione energetica con la collaborazione dell’Enel, tramite la controllata Enel Green Power.

Sinfonia selvaggia
Bo-Kaap è un quartiere storico di Città del Capo in Sudafrica, un tempo noto come Quartiere Malese.

Città di quasi 4 milioni di abitanti, Cape Town ha quartieri tutti da scoprire come Woodstock, costellato di Street Art, gallerie d’arte e negozi eccentrici o Bo-Kaap con le case dai colori accesi, un tempo quartiere malese. A dieci minuti dal centro, è una delle zone più vecchie di Cape Town, la cui colonizzazione risale al 1780.

Su tutto veglia la Table Mountain, la montagna alta mille metri, da raggiungere in funivia o a piedi. Segno distintivo della città, è una meta turistica, ma imprescindibile per i panorami, le passeggiate botaniche e i dassie (Procavia capensis), animaletti che somigliano a marmotte, ma che sono incredibilmente parenti degli elefanti.

Scoprire il Sudafrica
I rinoceronti nella savana.

Orizzonti, che preparano all’esperienza del Capo di Buona Speranza (a circa 70 chilometri da Cape Town), in una riserva naturale di 8mila ettari, un concentrato di biodiversità vegetali e animali (compresi i babbuini, ladroni da cui guardarsi con attenzione). In realtà, i «capi» sono tre: quello di Buona Speranza, Cape Maclear e Cape Point, con il faro a strapiombo sull’Oceano.

Da questa altezza, l’immaginazione può correre ai prodigiosi navigatori entrati nella storia delle esplorazioni, come Bartolomeo Diaz, naufragato qui nel 1487, che al sito affibbiò il nome, guarda caso, di Capo delle tempeste, rinominato per incoraggiamento Cabo de Boa Esperança.

Dieci anni dopo, Vasco De Gama, fu il primo a raggiungere le agognate Indie. A mezz’ora di distanza circa, a Boulders Beach, vive l’unica colonia di pinguini africani, per niente turbati dagli umani in visita lungo una passerella che si snoda tra i macigni di granito. Natura, ma anche vigneti e cantine, dove prenotare una degustazione di vino locale. Siamo nei dintorni di Stellenbosch, il più antico insediamento europeo del Western Cape, a 50 km da Cape Town.

Scoprire il Sudafrica

Fondata nel 1679, esibisce le sue case in stile olandese coloniale. Nel Village Museum, che comprende anche abitazioni-museo, si ha un assaggio di come fosse la vita locale del tempo. Oggi è un’apprezzata città universitaria. Il pezzo forte del viaggio resta la visita ai parchi e riserve dove immergersi nella wilderness africana. Per vedere i Big Five, la Shamwari Private Game Reserve, nell’Eastern Cape, a circa un’ora da Port Elizabeth, è il posto giusto. Un’estensione di oltre 25mila ettari, con lodge e campi tendati di lusso. Leoni, leopardi, elefanti, ippopotami, rinoceronti, mentre si scorrazza in jeep, sono quasi a portata di mano, in compagnia di tutti gli altri animali della savana. La Riserva sostiene un ambizioso progetto di conservazione che, nel corso di 25 anni, ha riportato indietro nel tempo le caratteristiche del territorio di qualche centinaio d’anni.

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