In gara con il tempo

Nicholas Biebuyck, Heritage Director di Tag Heuer, racconta la storia del Carrera, orologio da collezione

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Nicholas Biebuyck, direttore heritage di Tag Heuer, ritratto con una Porsche Carrera del 1981.

Adrenalina e audacia da mettere al polso. Carrera, vuol dire proprio questo: gara, corsa. Il cronografo creato da Jack Heuer è dedicato alla competizione più rischiosa e ardita per quei tempi, la Carrera Panamericana che attraversava l’America da Nord a Sud. Oggi l’icona di Tag Heuer compie 60 anni e, per celebrare l’anniversario, il brand lancia due modelli Carrera Chronograph ispirati al design «glassbox», che hanno tutte le carte in regola per diventare dei pezzi da collezione contemporanei.

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Alcuni modelli storici Tag Heuer; da sinistra, Carrera 1158 in oro del 1972, due modelli della prima edizione del 1963.

Come racconta a Gentleman Nicholas Biebuyck, heritage director della maison di orologi dal 2021. Inglese doc, ha studiato Ingegneria meccanica all’Università di Birmingham e ha costruito la sua carriera tra Londra e Hong Kong. Esperto del mondo degli orologi d’epoca e appassionato di motori, ha un passato come senior specialist per case d’asta (Bonhams e Christie’s), know how che lo rende l’uomo chiave per il successo e l’innovazione di un brand come Tag Heuer. Nella cultura orologiera di oggi, con collezionisti competenti e quotazioni alle stelle, il patrimonio più prezioso è, infatti, la conoscenza, l’Heritage, appunto.

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La corsa Carrera Panamerica 1964

Gentleman. Qual è il ruolo di un direttore heritage e che importanza ha il patrimonio per un brand?

Nicholas Biebuyck. Una delle responsabilità fondamentali è la comunicazione. Dai rapporti con la stampa a quelli con istituzioni e musei, per mostre itineranti, ma soprattutto per la conservazione dell’archivio, di beni fisici e cartacei e modelli d’epoca: attualmente, il nostro è composto da diverse migliaia di orologi. Buona parte delle responsabilità quotidiane ruota attorno al lavoro di autenticazione e restauro.

G. Quanto conta l’esperienza con le case d’aste?

N.B. Mi ha trasmesso la capacità di definire il valore degli oggetti, non solo degli orologi. Ho avuto l’opportunità di gestire un numero considerevole di singole vendite e sono diventato così esperto nell’identificazione di oggetti rari.

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Carrera Chronograph 39mm in versione blu.

G. Che consigli darebbe a chi vuole collezionare Tag Heuer? Quali sono i modelli d’epoca più ambiti?

N.B. Senza dubbio le tre grandi famiglie di Heuer d’epoca ACM: Autavia, Carrera e Monaco. L’Autavia perché tecnicamente è stato il primo ad arrivare e ora può valere anche 150mila dollari. La referenza 2446 del 1962 è tra i miei preferiti in assoluto. Poi c’è l’archetipo del 2446: è quello che chiamiamo terza esecuzione, soprannominato Jochen Rindt. Sono esemplari dal design raffinato e possono essere acquistati tra i 15 e 25mila dollari. Cifre ancora molto ragionevoli per l’orologio che è. Poi c’è il Carrera, arrivato nel 1963 con la referenza inaugurale 2447. La versione a tre registri, più precisamente l’SN, è un cronografo estremamente attraente, raro da trovare in buone condizioni. Il terzo pezzo del puzzle, il Monaco, arriva nel 1969 con Steve McQueen.

Carrera 1158CHN, o Champagne et Noir, il modello che veniva dato ai piloti all’epoca della collaborazione con Ferrari.

G. La sua scelta definitiva, quella che metterebbe volentieri al polso?

N.B. Carrera 1158CHN, o Champagne et Noir, il modello che veniva dato ai piloti all’epoca della collaborazione con Ferrari. A inizi anni 70 Enzo Ferrari chiamò Jack Heuer e gli disse: «Non vinciamo un Campionato da anni, pensiamo che l’ACO (Automobile Club de L’Ouest, organizzatore della 24 Ore Le Mans, ndr) ci stia imbrogliando a Le Mans e abbiamo bisogno del supporto di un cronometrista indipendente. Puoi aiutarci?».

G. Un modello che ha portato bene, si dice…

N.B. Niki Lauda vinse il Campionato nel 1975. E per Mike Hailwood, Mario Andretti il CHN divenne un portafortuna. Quest’orologio è parte della storia delle corse.

G. A sancire il legame di sangue tra orologi e motori è stato proprio Jack Heuer.

N.B. La chiave del successo penso sia stato il suo legame col pilota Jo Siffert, prima ancora delle collaborazioni con Ferrari. Si tratta di uno dei primi esempi di partnership di lusso nel settore. Jo era un contadino di Friburgo, che non aveva molti soldi, e Jack gli forniva orologi da vendere nel paddock, per finanziare le sue corse. È così che Heuer è entrato a far parte del circuito. I piloti poi andavano pazzi per la facilità d’uso, l’estrema leggibilità e le dimensioni degli orologi. Il Carrera era considerato grande per l’epoca, sembravano fatti apposta per le gare.

gentleman editoraile aprile 24

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