La top 100 dei rossi italiani 2023 – la classifica di Gentleman

di di Cesare Pillon - elaborazione dati di Emanule Elli

Tra conferme di grandi classici nelle posizioni alte e la clamorosa sottovalutazione dei piemontesi, ecco la superclassifica 2023  di Gentleman. La top 100 dei rossi italiani, ottenuta incrociando i voti delle più autorevoli guide enologiche
top 100 dei rossi italianiSul podio, nella graduatoria dei migliori rossi italiani, compilata come sempre da Gentleman sommando le valutazioni delle sei guide che li giudicano con un voto, c’è stato quest’anno il consueto avvicendamento di etichette storiche: al vertice è salito un classico, il Sassicaia, che l’anno scorso era secondo, e al secondo posto si è piazzato il Montiano, che allora era quarto, mentre la terza posizione se l’è conquistata il Torgiano Rubesco Vigna Monticchio salendo dalla sesta posizione. Tutto normale, perciò? Mica tanto, perché se è vero che il primo in classifica dell’anno scorso, il talentuoso Primitivo pugliese Es, è semplicemente sceso in quinta posizione, l’iconico SuperTuscan Solaia, che era secondo, è letteralmente scomparso dalla pattuglia dei primi della classe non per aver avuto un brutto voto, ma per non averlo avuto: quest’anno, infatti, la valutazione del suo millesimo 2019 sulla guida di Daniele Cernilli non c’è.

Top 100 vini rossi italiani 2023

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Il database di Gentleman considera tutti i vini giudicati con i massimi punteggi nelle edizioni 2023 di Vini d’Italia del Gambero Rosso, I vini di Veronelli, Guida essenziale ai vini d’Italia di Daniele Cernilli, Vitae dell’Associazione Italiana Sommelier, Bibenda della Fondazione Italiana Sommelier; Annuario dei migliori vini italiani di Luca Maroni. Per ciascun vino è stato sommato il punteggio attribuito dai sei recensori. I giudizi di Veronelli, Cernilli e Maroni sono già espressi in centesimi, negli altri casi i simboli sono stati convertiti con queste equivalenze. Per Gambero Rosso: Vini dell’anno 3+=100, 3 bicchieri=97; 2 bicchieri rossi=92,5; 2 bn=88; 1 bn=82,5. Su Vitae accanto alle 4 viti è espresso un voto in centesimi, seguono 3+=90; 3=87; 2=84; 1=79. Nel caso di Bibenda, i grappoli sono stati convertiti in diversi punteggi a seconda della media voto espressa dagli altri recensori. * Gambero Rosso, Vini Rari

Ciò che colpisce di più, comunque, è che al vertice della graduatoria dei migliori rossi italiani dell’anno sia tornato ancora una volta l’intramontabile Sassicaia, che da questa posizione era scomparso dopo esserne stato per anni il dominatore. Il Sassicaia merita ogni riconoscimento, è il vino che ha aperto le strade dell’export alla produzione italiana di qualità, però sorprende, questo ritorno al passato, perché deciso al termine di un triennio durante il quale la produzione italiana di qualità è stata costretta, prima dalla pandemia da Covid-19, poi dalla guerra in Ucraina provocata dall’aggressione russa, a imboccare coraggiosamente strade nuove persino senza averle sperimentate prima a sufficienza (il supermercato come canale privilegiato di distribuzione, le vendite e soprattutto le aste online).

top 100 dei rossi italiani
I vigneti di Castellare di Castellina nel Chianti.

La contraddizione è sottolineata quest’anno da una novità: Gentleman ha compilato la classifica dei rossi solo se quotati da tutte e sei le guide. Per quale motivo? Avendo cadenza annuale, le guide corrono il rischio di celebrare ogni volta le stesse etichette, e allora alcuni dei loro autori hanno deciso di non recensire i cosiddetti vini di culto, dando per scontata la loro eccellenza, e così fanno posto a bottiglie inedite che ritengono interessante far emergere. In questo modo, però, i vini di alto profilo da loro ignorati, se hanno avuto voti entusiasti da tutte le altre guide, entrano ugualmente in graduatoria ma negli ultimi posti, dando così un’idea non corretta dei valori in gioco. E le cifre dicono che questi valori continuano ad assottigliarsi: complessivamente i vini rossi presi in esame dalle sei guide sono questa volta 2.866, cioè il 15% in più dell’anno scorso, quando le etichette erano 2.494. Cinque anni fa erano soltanto 1.930, ma quelli presenti in tutte e sei le guide erano 146, mentre oggi sono soltanto 109. È la testimonianza più concreta che, per distinguersi, i curatori delle guide cercano di smarcarsi gli uni dagli altri anche a costo di non esprimere il loro parere su vini che i loro stessi lettori giudicano eccelsi. Cosicché questa frammentazione rischia di ottenere l’effetto opposto a ciò che si propone, nel senso che stenta ad apportare qualcosa di sorprendente alla parte alta della graduatoria dopo averla impoverita.
top 100 dei rossi italiani
Rispetto all’anno scorso scendono l’Habemus (al decimo posto), il San Leonardo (all’undicesimo), Monteverro (al quindicesimo), mentre il Tignanello e I Sodi di San Niccolò salgono in settima posizione e un vino marchigiano, il Roggio del Filare, conquista addirittura la quarta piazza. Più della ormai abituale assenza illustre del Masseto, provocata dalla mancata recensione sulla guida di Luca Maroni, spicca la clamorosa sottovalutazione dei vini piemontesi, che ha la stessa motivazione: il vino meglio classificato di questa regione è in diciannovesima posizione ed è una Barbera d’Asti, l’Alfiera. Per trovare il primo Barolo bisogna scendere alla posizione numero 40. C’è quindi un vuoto imperdonabile che ha inghiottito capolavori enologici come il Monfortino e i Barolo firmati Bruno Giacosa. In compenso, brilla al sesto posto un vino sardo tratto da uve autoctone, il Carignano del Sulcis Terre Brune, tanto più meritevole in quanto prodotto da una cantina sociale, quella di Santadi.  La vita è resa più affascinante dalle contraddizioni, le guide dei vini anche?

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