Crono. Start. Stop. Reset.

di Davide Passoni

Legato al mondo dell’aviazione e delle corse, il cronografo, tra i segnatempo più sportivi, in poco più di due secoli si è sviluppato dando vita a icone assolute: ecco i modelli da avere

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Il Rolex Daytona, forse il più celebre cronografo da polso, nel 2023 ha festeggiato i 60 anni. Qui è nella preziosa versione in oro Everose.

Tempo, passione, velocità. Tre sostantivi che possono essere riassunti con altri due: orologi e automobili. Il mondo delle corse è stato, insieme a quello dell’aviazione, il primo laboratorio nel quale le case orologiere hanno sperimentato soluzioni per rendere sempre più precisa la rilevazione del tempo e per misurare intervalli brevi.

Il Polaris di Jaeger-LeCoultre ha le sue radici negli anni 60. La versione cronografo si è arricchita di un grigio smaltato.

Questo ha comportato lo sviluppo impetuoso del cronografo da polso, lo strumento che ancora oggi incarna l’animo più sportivo dell’orologeria. In realtà, però, il primo cronografo di cui si ha notizia fu da tasca, prodotto da Louis Moinet, nel 1816: misurava i tempi in sessantesimi di secondo e si chiamava compteur de tierces.

Cinque anni dopo, Nicolas Mathieu Rieussec brevettò un compteur de chemin parcouru, uno strumento con un piccolo serbatoio di inchiostro che ne depositava una goccia sul quadrante di smalto bianco all’inizio e alla fine di ogni misurazione. Così, letteralmente, scriveva il tempo (da cui il nome cronografo) e, vista l’epoca, non nacque per cronometrare le corse automobilistiche, ma quelle equestri.

Il Pilot’s Watch Chronograph 41 Edition Mercedes-AMG Petronas Formula One Team di Iwc.

Nel 1827, Louis-Frédéric Perrelet brevettò un contatore sdoppiante o rattrapante, dotato di due lancette dei secondi sovrapposte in modo così preciso da sembrare una. Rilevava il tempo di due eventi che hanno lo stesso inizio ma non terminano insieme. Il primo sviluppo tecnico ci fu con l’invenzione della camma a cuore da parte di Adolphe Nicole, nel 1844. È un componente ancora oggi impiegato nei cronografi, che gestisce le tre funzioni fondamentali: start, stop, reset.

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L’Excalibur Spider Revuelto Flyback Chronograph di Roger Dubuis si ispira alla Lamborghini Revuelto, sportiva V12 ibrida plug-in.

All’inizio del XX secolo, con la Grande Guerra e la nascita dell’aviazione, i cronografi passarono dalla tasca al polso e, nel 1933, Breitling brevettò il primo a due pulsanti, simile a quello odierno. Nel 1936 toccò a Longines, che brevettò la funzione flyback, per far tornare a zero e ripartire la lancetta mentre il crono è in funzione. All’epoca, con lo sviluppo dell’industria automobilistica e l’avvio delle competizioni, questo strumento era entrato con decisione nel mondo dei motori.

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Nella configurazione acciaio e oro, il Black Bay Chrono di Tudor unisce sportività ad eleganza in una cassa molto vestibile da 41 mm.

Oggi, il cronografo da polso è una delle complicazioni più amate, declinato in icone che non smettono di affascinare gli appassionati di lancette e motori. Dentro e fuori dai circuiti.

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Il Mille Miglia Classic Chronograph di Chopard ha la cassa in acciaio Lucent Steel e il cinturino ispirato al battistrada degli pneumatici.

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