Doppio sogno

di Alessandra Oristano

Piero Lissoni, architetto e designer di fama internazionale, racconta a Gentleman  la doppia personalità e le sue passioni: dal processo creativo all’Odissea, allo sci​​​​​​​

Piero Lissoni ammette di avere due vite e due personalità distinte, quella di architetto e quella di designer paragonandole alle figure di Dottor Jekyll e Mister Hyde del romanzo di Robert Louis Stevenson. «Fare il designer mi porta ad avere grosse responsabilità, ma limitate alle aziende con le quali lavoro e alle persone, ai loro sogni; quando faccio l’architetto sono pericoloso perché se sbaglio paga l’intera comunità».

Nella sua carriera ha cercato in qualsiasi modo di scegliere: «Mi dovevano piacere le persone, i progetti, le visioni anche se ho lavorato con aziende che avevano possibilità limitate. Scegliere è un privilegio, ma vuol dire anche rinunciare, quindi devi sempre mettere in conto qualche rinuncia».

Gentleman Magazine Italia Protagonisti 7 Meraviglie Piero Lissoni©Veronica Gaido_2019
Piero Lissoni ©Veronica Gaido

1. Il processo creativo. 

Intendo quello che c’è prima del progetto, è una riflessione intellettuale sui mondi possibili che poi man mano si restringono. Per esempio, se disegno una sedia penso al materiale da usare, a come la comunico, a quali tecnologie utilizzare. M’ispiro a due architetti, Benjamin e Le Corbusier, che raccontano in uno scambio epistolare la bellezza di girovagare per Parigi, per prendere il ritmo della città. Come se si adattasse la nostra camminata al battito del cuore, fermarsi, perdersi. Camminare lentamente per prendersi il respiro del luogo. Io faccio più o meno la stessa cosa in tutte le città.

2. Venezia.

È l’unica città che mi lega con un filo speciale. È un luogo magico. Simile alle Città Invisibili di Italo Calvino, se fosse descritta da lui sembrerebbe impossibile, invece esiste.

3. La curiosità. 

Quella che ti ritrovi quotidianamente ogni mattina quando cominci a risvegliarti bambino. La curiosità di sapere che cosa accadrà, quello che farai, oppure la curiosità di trovarmi davanti a un oggetto, a un edificio, un’architettura, a una fotografia, a un dipinto e chiedersi da chi e quando è stato fatto. E magari pensare: ma perché non l’ho fatto io?

4. Farnsworth House.

È uno dei più celebri e imperfetti capolavori dell’architetto Ludwig Mies van der Rohe, progettata sull’ansa di un fiume. È la quintessenza della modernità e a tutt’oggi resta un riassunto inarrivabile. La casa è stata costruita vicino a Chicago in un parco acquatico, nonostante tutti gli abbiano implorato di non metterla lì. Aveva fatto di necessità virtù, si era legato sentimentalmente a una donna facoltosa in grado di finanziare il progetto. Fino ad arrivare a farle causa pur di ultimare i lavori della casa.

5. Lo sci.

Ovunque, in qualsiasi luogo ci sia la neve. Con gli sci ai piedi si deve tirar fuori la tecnica, cercare di avvicinarsi alla propria perfezione personale e andare oltre se possibile. Sciare per me significa migliorarsi quotidianamente. Avere il coraggio di andare oltre i limiti.

6. La parte luminosa della Luna. 

La bellezza femminile, quella oggettiva. Dalla perfezione delle sculture greche, esposte al Metropolitan Museum di New York, al fascino di Naomi Campbell che sfila su Red Carpet al Festival di Cannes. In un’architettura, in un paesaggio, in una fotografia o in un film cerco di vedere una bellezza oggettiva.

7. L’Odissea

Il poema Omerico è anticipatore di tutta la fantascienza. Narra stupefacenti accadimenti umani: c’è il viaggio, l’esplorazione, l’incognita, il mistero. Da lettore vorace, da bambino amavo Paperino, Paperinik, poi Jules Verne e Joseph Conrad, apprezzo molto l’Inferno perché vengono descritte le scelte umane tra amori, tradimenti ed errori. I libri sono entità che viaggiano, elementi nomadi. Hanno nuova vita. Le librerie? Sono dei mezzi, anche se le devi disegnare più belle possibili. Nel tentativo che non prendano mai prevalenza sul contenuto. Come ho scritto in Quello che sono diventato. Sul libro, sulle librerie, edito da Henry Beyle.

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