Il Gin su misura nuovo must have

di Giuliana Di Paola

Farsi il proprio gin su misura è più che una tendenza, è un business con migliaia di etichette, soprattutto nel mondo dell’hôtellerie

gin su misura
La sala della Tripstillery con vista sui grattacielo di Porta Nuova e gli alambicchi per la distillazione. Hote

Farsi un gin su misura a propria immagine e somiglianza è il nuovo must have di stagione. C’è chi l’idea l’ha presa così alla lettera che ci ha addirittura messo il nome e la faccia come lo chef Giancarlo Morelli.

Appassionato del distillato al ginepro, il patron del Pomiroeu, sul suo Gin di Gian appare il suo volto stilizzato con tanto di occhiali e iconica montatura asimmetrica, tonda e quadrata.

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Lo chef Giancarlo Morelli al bancone del Bulk per la presentazione del suo Gin di Gian.

Gin di Gian – Bulk dell’Hotel Viu

Il lancio ufficiale del Gin di Gian è stato a fine 2022, ma il Gian Tonic è da sempre il signature cocktail del Bulk, bar dell’Hotel Viu di cui Morelli cura la parte ristorativa. Lo era fin dai tempi in cui dietro al bancone c’era ancora Ivan Patruno e lo resta tuttora.

Perfect serve del Gian Tonic è una nebullizzata di bergamotto, anzi Bergam8 come lo spray che si può acquistare come la montatura de asimmetrica all’ingresso del locale. E, logico, l’ha voluto tra le botaniche del suo gin sartoriale quando si è rivolto a The Spiritual Machine, eredi della grande tradizione di distillazione piemontese.

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La finitura del Gian Tonic per lo chef stellato Giancarlo Morelli è una nebulizzazione di Bergamotto.

Farsi il proprio gin su misura è più che una tendenza o un capriccio. È un business in crescita soprattutto nel mondo dell’ospitalità e dell’hôtellerie. Tra microdistillerie ed etichette prodotte in conto terzi la gin craze, infatti, non accenna a fermarsi.

Si contano già sul migliaio di etichette made in Italy e i numeri non fanno che crescere, nonostante le molte cassandre da anni annuncino la saturazione del mercato. Ma il mercato ancora non se n’è accorto.

Grazie ad aziende con know how e competenze a tutto tondo farsi un gin personalizzato dalle botaniche all’etichetta è diventato un gioco da ragazzi e soprattutto conviene. Il fenomeno del private label, infatti, per hotel, ristoranti e locali non è soltanto uno sfizio, ma una scelta di marketing e anche un risparmio, visti i volumi di utilizzo del distillato al ginepro.

Gin Peck

Gin Peck

Case history da manual è il del Gin Peck. Lanciato in epoca di pandemia insieme a una linea di ready to drink quando i consumi casalinghi erano aumentati, è venduto nella gastronomia di via Spadari e soprattutto usato al bancone di Peck CityLife, che affolla l’aperitivo alle Tre Torri.

La ricetta è stata messa a punto dagli esperti di miscelazione di Peck, ma per la distillazione si sono affidati a uno dei grandi nomi della liquoristica piemontese fondata nel 1890 come scritto sul sito, leggi Berta.

Secondo la legislazione attuale non c’è obbligo di citazione in etichetta, ma basta leggere l’indirizzo di distillazione e googlare per conferma. Buona parte dei gin brandizzati che si trovano in commercio sono in realtà prodotti da un poker d’assi di distillerie storiche, Berta, Inga, Levi e Quaglia.

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Stilla gin messo a punto da Luca Angeli Bar Manager del Fours Seasons Milano.

Stilla gin – Four Seasons Milano

Con le distillerie Levi è stato messo a punto lo Stilla Gin del Four Seasons di Milano, sviluppato da Luca Angeli, allora alla guida dell’omonimo bar tempio del bere miscelato che anima la hall e la sontuosa corte del cinque stelle.

Per le botaniche il bar manager che ha appena passato il testimone al collega Nikos Tachmazis, si è limitato a quattro, in omaggio al nome della catena di cui fa parte l’hotel. Tra queste si fa notare il Génépy a suggerire la nascita ad alta quota di Stilla. Il progetto, infatti, vede la collaborazione delle Distillerie Levi, fondate in Val d’Aosta da una famiglia originaria della Val di Giüst (Sondrio).

Cortina Mountai gin – Hotel de la Poste

Restando in quota, ma spostandosi verso le Dolomiti si trova il Cortina Mountain gin, lanciato insieme a una vodka, per par condicio tra gli appassionati di white spirits, dall’Hotel de la Poste.

Lo storico indirizzo ampezzano, gestito oggi dalla settima generazione della famiglia Manaigo, Gherardo ha puntato su un distillato montanaro doc che si distingue per la totale assenza di agrumi e le note decise di mirto nero e pino mugo.

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Il gin CotoliAMO dell’Hilton Milano è un omaggio alla città. tra le botaniche lo zafferano.

CotoliAMO – Hilton Milano

Fedele alle radici anche l’Hilton di Milano ha da poco lanciato il gin CotoliAMO dal nome del ristorante una citazione della più nota tradizione meneghina. Lo stesso per il distillato che alle più tradizionali botaniche aggiunge lo zafferano pensato dal food & beverage manager dell’hotel Francesco Convertino come omaggio esplicito al risotto alla milanese. Con l’atout di abbinarsi alla perfezione con la carta dello chef Paolo Ghirardi, dall’Orecchia d’Elefante all’Ossobuco Burger.

Il Principe – Il Principe di Savoia Milano

Non poteva che chiamarsi a Il Principe il gin dell’omonimo albergo milanese di piazza della Repubblica, punto di riferimento per il business fin dai tempi dell’Italia del boom. Per svilupparlo Il Principe di Savoia si è rivolto a Cillario & Marrazzi, distilleria artigianale che si è specializzata in gin sartoriali.

Il fenomeno dei private label nel mondo dei distillati ha creato un vero e proprio indotto con aziende specializzate nel cucire addosso ai brand dalle botaniche all’etichetta. Tra i più quotati consulenti della distillazione chiavi in mano ci sono di certo Cillario & Marrazzi immersi nel verde di Viconago (Varese), Eugin nel cuore pulsante della Brianza, a Meda, e i triestini Piolo & Max.

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Il Principe, distillato di ginestro dell’Hotel Principe di Savoia di piazza della Repubblica.

Si sono rivolti invece al crowd founding i fondatori di Mosaico Spirits che dopo il portale Iltuogin.it, hanno fatto del gin su misura una missione, cucendo addosso distillati per brand come Tonino Lamborghini o lo storico birrifico triestino Theresianer.

Tripstillery Milano

Discorso a parte per la gin craze è il Tripstillery. Lanciato a settembre 2022 è ultimo nato della premiata ditta Farmily di Flavio Angiolillo e affidato alle prime cure di Francesco Bonazzi, come per buona parte dei locali inaugurati del gruppo Mag, dall’Iter alla Pusterla.

Nel caso del locale di Porta Nuova si tratta infatti del primo cocktail bar con microdistilleria annessa. Annessa, ma ben distinta e sigillata, come vuole il protocollo della dogana di Milano e ci sono voluti per 18 mesi per ottenere il nulla osta a Francesco Zini, mastro distillatore della Farmily.

Qui, oltre a produrre i distillati ad usum della Farmily, famiglia di cui fa parte anche il secret bar 1930, si creano anche le limited edition Tripstillery, che, fedeli al nome di distilleria itinerante, sono ispirate alle città d’Italia.

«Ci sono anche le aziende che lo chiedono come regalo natalizio e c’è anche chi l’ha voluto come bomboniera al proprio matrimonio», racconta Bonazzi. «E siccome si celebrava in Puglia ha pensato bene a un distillato glocal con le cime di rapa tra le botaniche». Insomma, farsi un gin su misura non è mai stato così facile ora lo si può ordinare insieme  a un Martini cocktail direttamente al bancone del bar.

 

gentleman editoriale gentleman febbraio 2024 pietro giuliani azimut

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