Vittoria elettrizzante Audi alla Dakar 2024

di Nicola D. Bonetti
Audi RS Q e-tron

Nella storia delle gare automobilistiche, sono tre le tipologie riconosciute di più difficili, nelle quali le condizioni necessarie ma non sufficienti, come avere del veicolo più prestazionale, gli equipaggi più forti e la miglior squadra corse, non bastano a garantire il successo. L’allusione è per quelle competizioni inizialmente per autovetture di serie o quasi, progressivamente esasperate fino a renderle prototipi, anche estremi: da oltre un secolo sono i rally (primo banco di prova), quindi le gare di durata (o endurance) e tra queste la celeberrima 20 Ore di Le Mans, più quella follia nata come Parigi-Dakar e oggi semplicemente Dakar, rally-raid di quasi ottomila km dall’esito imprevedibile.
Se le tappe di avvicinamento delle edizioni pionieristiche del Rally Monte-Carlo, con partenze dalle varie capitali europee erano già vere avventure, correre ai limiti del possibile per 24 ore in pista non è stato da meno, ma la consacrazione del rischio avviene dal 1979 con il simbolo stesso dell’avventura motoristica: la prima Parigi-Dakar. Nella quale già arrivare alla fine è sempre stato già un vero successo.

Audi vince Dakar

Il coraggio di osare

Audi, marchio impegnato nelle competizioni dall’inizio del secolo scorso, fiero dei successi in varie categorie con le mitiche Auto Union, conquista record, gare e interi campionati, marcando la storia dagli anni 80 del secolo scorso con tecnologie innovative, rivelatesi vincenti anche contro ogni previsione a conferma del coraggio di osare.
Come introdurre la trazione integrale “quattro” nei rally grazie a un’intuizione casuale di Ferdinand Piëch osservando una fuoristrada di servizio durante test in Lapponia. Osando sfidare il dominio Lancia nei rally.
O pensare di andare più veloci dei potentissimi motori a benzina, arrivando a sviluppare vetture per la 24 Ore di Le Mans prima a gasolio, quindi ibride: diminuendo i consumi e di conseguenza aumentando l’autonomia, per ridurre il numero delle soste per i rifornimenti e vincendo.
O ancora, ideare l’assalto alla Dakar, dove per la tipologia di prove era da escludere una vettura solo elettrica, mediante il progetto di Audi RS Q e-tron, con propulsore a benzina utilizzato come generatore per caricare le batterie destinate ad alimentare i motori elettrici. Arrivando al successo con il terzo anno di partecipazione.

Audi vince Dakar

Le condizioni necessarie

Pianificate con cura, mediante evoluzioni e irrobustimenti secondo l’esperienza delle due precedenti edizioni, dove le vetture dei Quattro anelli arrivano comunque a vincere singole prove speciali, mostrando le prestazioni.
Una grande squadra, Q Motorsport, al comando dell’esperto Sven Quandt: ma dietro c’è la struttura di Audi Sport, diretta da Rolf Michl, responsabile delle attività sportive Audi.
Gli equipaggi composti da Stéphane Peterhansel (14 vittorie dakariane tra moto e auto) con Edouard Boulanger, Carlos Sainz (rallysta con già tre vittorie nella celebre maratona) navigato da Lucas Cruz; Mattias Ekström (campione Turismo, Rallycross e in pista nel DTM) affiancato da Emil Bergkvist.
E le auto: l’ultima versione delle Audi RS Q e-tron è potenziata, ha assetto evoluto, è irrobustita per incrementare ulteriormente l’affidabilità e ha soluzioni per velocizzare gli interventi di assistenza.

Audi vince Dakar

Quasi 8000 km

Audi è il primo costruttore al mondo a sviluppare un prototipo di classe T1U per la Dakar con l’obiettivo di dimostrare come una vettura elettrica con range extender (il motore che funge da generatore per caricare le batterie) potesse essere competitiva in uno dei teatri sportivi più difficili al mondo.
Così Rolf Michl, a capo di Audi Sport, dichiara in vista della partenza: «Audi, ancora una volta, si è confermata pioniere tecnologico. Abbiamo avviato un cambiamento di paradigma. La combinazione della propulsione full electric con range extender alimentato mediante carburante rinnovabile è unica e al tempo stesso estremamente efficiente. Siamo consapevoli dei risultati raggiunti. Allo stesso tempo, guardiamo con rispetto alla Dakar 2024».
Prudenza necessaria, essendoci ben 12 prove speciali in 14 giorni e una tappa marathon di 48 ore, attraverso l’Arabia Saudita per 4727 chilometri cronometrati. Comprendendo le frazioni di collegamento, il percorso raggiunge i 7891 chilometri. Spesso le prove speciali superano i 400 km e all’arrivo i distacchi sono anche di pochi secondi.
La marathon di 48 ore nell’Empty Quarter, il più grande deserto di sabbia del mondo, pur con pernottamento di fortuna è considerata un’unica frazione. Priva di assistenza, senza conoscere la posizione degli avversari, diventa una sfida strategica in grado di rivoluzionare le classifiche.

Grandi numeri

Sotto il profilo della sostenibilità, il range extender di Audi RS Q e-tron è alimentato mediante un carburante rinnovabile a base di residui vegetali privi d’impatto sulla filiera alimentare, grazie al quale si riducono del 60% le emissioni di anidride carbonica rispetto all’utilizzo di un combustibile da competizione tradizionale. Parallelamente, i nuovi regolamenti hanno consentito d’intervenire sulla potenza delle vetture di Classe T1U, portata a 271 kW (368 CV) nel corso del 2023 e dal 2024 innalzata a 286 kW (389 CV).
La Dakar 2024 è l’edizione n. 46: al via ci sono 72 auto tra le classi T1 e T2, 42 vetture di categoria T3, 36 veicoli SSV (quadricicli Side by Side, a guida affiancata) come auto e 46 camion, oltre a 137 moto e dieci quad.
Carlos Sainz focalizza i principali avversari: «Il vincitore della scorsa Dakar Nasser Al-Attiyah e il campione del mondo Rally Sébastien Loeb, al volante dei prototipi Prodrive Hunters, sono tra gli aspiranti alla vittoria. Toyota ha un ex vincitore alla Dakar, Giniel de Villiers, e vari giovani arrembanti, e la novità Ford è condotta dall’esperto Nani Roma».

La prima vittoria Audi

È la quarta per Carlos Sainz, 61 anni, e Lucas Cruz: vincitori nel 2010, 2018 e 2020, da grandi esperti hanno attaccato con calma, si sono assicurati un buon vantaggio dopo essere stati in testa dalla sesta tappa. Arrivando al traguardo con il vantaggio di 1 ora e 20 minuti sui secondi classificati. Vittoria non facile, con Sébastien Loeb in lotta fino alla fine.
Gli altri equipaggi due Audi: Ekström-Bergkvist hanno vinto il prologo e dopo sei tappe si sono issati sul secondo gradino del podio dietro Sainz-Cruz, ma un problema li ha messi fuori gioco nella settima prova; Peterhansel- Boulanger erano in sesta posizione assoluta quando un guasto idraulico li ha retrocessi al 22° posto. Di conforto per il pilota l’aver vinto la 50esima vittoria di tappa a bordo di un’auto e l’83esima in carriera. Encomiabile come entrambi gli equipaggi esclusi dal podio, si siamo messi a disposizione della squadra per le strategie di appoggio e l’assistenza ai vincitori. Perché alla Dakar più che altrove si vince tutti insieme, con strategie perfette.

Un successo da capitalizzare

Il significato della vittoria per Audi è anche politico: portando la tecnologia elettrica oltre i confini della realtà, supera quelli della mobilità urbana o di prossimità. Interpretando l’auto in modo non convenzionale – riecco il coraggio di osare – con elevata efficienza energetica e riduzione della emissioni di CO2. Cambiando il mondo, come per la trazione quattro dai rally alla produzione di serie, lo stesso con le evoluzioni della tecnologia TDI a gasolio e TFSI turbo a benzina da Le Mans alla strada, e trasferendo ora le tecnologie collaudate nel deserto al futuro delle Audi e-tron. E alla Formula 1, dalla stagione 2026.

gentleman editoriale gentleman febbraio 2024 pietro giuliani azimut

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