La piramide del lusso

di Giulia Pessani

Una mostra spettacolare sancisce l’alleanza tra Fendi e Fondazione Pomodoro. Nel segno della creatività

Esplorare segni. Esplorare codici di comunicazione. Intrecciare mondi che sono lontani, ma solo in apparenza. Il dialogo tra Fendi e Arnaldo Pomodoro ha radici solide e lontane e si è aperto nel 2013, quando la casa di moda romana scelse come sede milanese proprio il primo atelier dell’artista, in via Solari 35.

E qui, come segno tangibile del dialogo aperto, è tuttora custodita Ingresso nel labirinto, una delle opere ambientali più emblematiche del percorso del maestro. Rispetto per l’archivio ed eredità storica da una parte; spinta creativa verso il futuro, dall’altra. Su questi due elementi si basa un rapporto che, rafforzato dall’annuncio di una partnership pluriennale, quest’estate è in primo piano grazie a una mostra allestita fuori e dentro il Palazzo della Civiltà italiana all’Eur, che a sua volta è la sede principale di Fendi.

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Palazzo della Civiltà Italiana.

A cura di Lorenzo Respi e Andrea Villani, Arnaldo Pomodoro. Il grande teatro delle Civiltà racconta 70 anni di ricerca dell’artista, oggi 97enne, ed esplora l’interconnessione arti visive e arti sceniche.

Gentleman. Partiamo dal luogo in cui siamo, il Palazzo della Civiltà italiana, detto anche il Colosseo quadrato, espressione di razionalismo architettonico, un’icona con le sue quattro facciate in travertino, ornate da 54 archi ciascuna. Quale racconto avete messo in scena?

Lorenzo Respi. La mostra parte proprio dal Palazzo della Civiltà, uno spazio molto connotato, che oltre a essere storico ha una sua storia. Allo stesso modo, anche il maestro Arnaldo Pomodoro, in 70 anni di carriera, ha partecipato ad eventi storici importantissimi e ha fatto la storia dell’arte. Una sede così connotata necessitava una selezione di opere e un progetto scientifico che non andassero in competizione, ma valorizzassero il luogo stesso. Il collegamento fra tutti gli elementi è stato il teatro, ambiente in cui il maestro si è sempre mosso e ha lavorato, prendendosi libertà che nella scultura è più difficile ottenere, sia per gli spazi sia, per materiali utilizzati. Abbiamo cercato di metterci negli occhi e nella mente di Arnaldo, per trasmettere al pubblico come lui avrebbe voluto raccontare se stesso.

gentleman Osso di seppia
Osso di seppia.

G. Quale valore aggiungono le 21 opere di Pomodoro a questo luogo, già di per sé iconico?

L.R. Il messaggio è che contemporaneità, storia e tradizione possono convivere e da ciò che viene appreso attraverso la scultura, si mantiene viva la memoria.

G. Chi arriva da fuori è colpito dalla geometria di questo luogo. Che rapporto ha Pomodoro con la geometria?

L.R. La geometria è la base del lavoro di Arnaldo, è stata il mezzo con cui è passato dalla scala ridotta alle grandi dimensioni che l’hanno reso famoso in tutto il mondo, dagli anni 60. Per l’Expo di Montréal del ’67 ha realizzato una delle prime sfere giganti, simbolo del suo lavoro.

Il Potere (Agamennone).

G. La mostra ha inizio con quattro grandi opere geometriche, ai quattro angoli dell’edificio. Di che cosa si tratta?

L.R. Sono le Forme del mito, la Piramide del 1983, per esempio, rappresenta Il Potere. Arnaldo Pomodoro è stato un appassionato e grande fautore del teatro, dalla tragedia greca in poi, anche perché la scenografia gli permetteva di sperimentare e liberare la fantasia al massimo, muovendosi nelle tre dimensioni del palcoscenico.

G. La mostra mette anche in evidenza il rapporto sempre vitale, e forse necessario, fra arte e lusso. Una marca per innovare dev’essere audace, rompere le righe, solleticare il desiderio del mercato…

L.R. L’audacia di Arnaldo Pomodoro sta nella sua capacità di recepire per primo quelle che nella moda si chiamano tendenze. Attraverso il linguaggio artistico, il maestro ha raccontato in anticipo modi di vivere che sarebbero poi diventati comuni. La creatività spinta è il valore di un artista (e un valore per ogni marca di moda), e non significa prevedere. Piuttosto intercettare, appunto, leggere in maniera differente.

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L’Ambizione (Clitennestra).

G. E avvicinarsi alle nuove generazioni…

L.R. Il maestro ha una capacità straordinaria di valorizzare i giovani, anche se utilizzano linguaggi molto diversi dal suo, e con la Fondazione ha istituito un premio di scultura. La sua intelligenza e la sua visione lunga gli permettono di riconoscere le qualità che un artista deve possedere per essere contemporaneo, che ha un significato ben diverso dall’essere di moda. Arnaldo è contemporaneo, con 70 anni di lavoro alle spalle.

G. Lo stesso vale per una marca del lusso, sempre alla ricerca del punto di equilibrio fra tradizione e innovazione, creatività sfrenata e grandi classici d’archivio, mercato allargato e unicità…

L.R. Il premio della Fondazione recita «agli artisti liberi dalle oscillazioni del gusto». Un oggetto di moda diventa un’icona solo quando si libera dalle oscillazioni del gusto e va oltre il momento.

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Rotativa di Babilonia.

G. Il Gruppo Lvmh, di cui 04 fa parte, utilizza in modo sistematico l’arte per accrescere il valore di prodotti di lusso. Ma i due elementi non sono sempre vasi comunicanti. Come si accende la scintilla?

L.R. Ci vuole un terreno comune, la visione su cui impegnarsi, che coincida almeno in parte. Credo che poi la comunanza d’intenti tra Fendi e Fondazione Arnaldo Pomodoro nasca da un progetto culturale che sta a monte e che prescinde dalla singola mostra o dal singolo prodotto. Arnaldo ha sempre lavorato sul futuro, la moda ragiona sul futuro. Entrambi creano linguaggi con la stessa modalità di lavoro, il futuro. Dove non c’è creatività non c’è futuro. La mostra racconta questo, guardare al passato per costruire il futuro.

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